Ricoverato del 1940: precisazioni necessarie

 I fatti. Nel 1940, si legge sui quotidiani, un cittadino di Rodi, di religione israelitica, venne ricoverato nell’Ospedale psichiatrico di Girifalco, fino alla morte, avvenuta tre anni dopo. Due giovani discendenti sono alla ricerca della tomba. Klaus Davi, che non se ne perde una, ne fa un caso mondiale e invoca l’intervento finanziario della Regione. Le cronache giornalistiche locali, e non so se lui stesso, raccontano la cosa con una certa confusione, che qui è bene chiarire.

 Rodi è un’isola attualmente greca; nel 1940, era possedimento italiano per effetto delle seguenti vicende. Nel 1912, durante la guerra contro la Turchia per la Libia, la Marina occupò Rodi e le isole dette del Dodecaneso, allora turche. Nel 1924, il governo Mussolini ottenne di trasformare l’occupazione in possedimento, una versione europea della colonia: tipo Gibilterra e Malta, per capirci. Ci furono intensi rapporti con questo dominio, che ancora mostra architetture italiane e littorie. Per dare qualche notizia curiosa, vi prestò servizio il maresciallo satrianese Guarna, padre del preside Vincenzo e nonno del preside Fabio; e vi nacque, da madre greca, Vittorio Emanuele Gatti, parente degli Alcaro di Soverato, e mio comandante, da colonnello… eccetera. Per effetto del Trattato di pace del 1947 – e alla faccia di chi pensa che abbiamo vinto la guerra – Rodi e Dodecaneso vennero ceduti alla Grecia.

 L’Italia aveva fatto molto per quelle isole dopo secoli di cose turche, ma non certo un ospedale psichiatrico; ed ecco che l’ammalato in parola venne ricoverato in Italia, e da autorità italiane, senza minimamente intervento di terzi, che nel 1940 non c’entravano affatto.  

 Aperto come Manicomio – così si chiamavano –, quello di Girifalco nel 1927 venne ribattezzato Ospedale psichiatrico. Ci sono molte interessanti pubblicazioni, chi ne vuole sapere; e ricordo “Il paese dei pazzi” di Pino Vitaliano.

 Allora i malati psichiatrici, come in tutto il resto del mondo, non “tentavano di curarsi”, ma ne erano obbligati per legge. Poi avvennero le recenti modifiche. La documentazione dell’Ospedale si trova, in bell’ordine, in un deposito della Provincia in viale De Filippis a Catanzaro. Basta recarsi lì, e si risolvono tutti i dubbi, anche sulle circostanze che avrebbero provocato la malattia mentale: ammesso sia possibile capire qualcosa della mente umana; ma ci saranno referti medici.

 Quanto ad una sepoltura avvenuta nel 1943, ci saranno documenti comunali anche sull’estumulazione e sul seguito, previsti per chiunque dalle procedure di legge.

 Ragazzi, un poco di conoscenza della storia preserva dalle inesattezze.

Ulderico Nisticò