Riflessioni da Santa Severina sul turismo culturale in Calabria

 Frequento assiduamente Santa Severina dal 1977 allo scorso 27 agosto 2022; e si può dire che ne faccia parte per mia volontà e per finezza e cortesia e sollecitazione di accoglienza. Posso dunque esprimere un ponderato giudizio, ed è questo:

– Dal 1971, il livello culturale di Santa Severina non è cresciuto perché era già altissimo, per millenaria presenza di Arcivescovi Metropoliti e Seminario, e secolare del Liceo Classico…

– Al contrario, in quei lontani decenni era molto carente la disponibilità di servizi;

– Oggi, anzi ormai da anni, è visibile e imponente il progresso, con particolare riguardo alle strutture ricettive, con i vantaggi economici e lavorativi che si possono facilmente immaginare.

  Come si è verificato questo fenomeno? Ma grazie a quella cosa scarsamente praticata in Calabria, che è il TURISMO CULTURALE.

 Santa Severina offre uno spaccato di storia, rappresentato dal Castello, dalla Cattedrale, dal Battistero, dal centro storico medioevale (Mesovia), dal Museo Diocesano…

 …e molto altro; donde il riconoscimento di UNO DEI BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA. Ma le memorie materiali, pur molto rilevanti, non bastano a spiegare la presenza attiva di forestieri, e non solo d’estate, se si considerano le gite culturali e scolastiche.

 C’è stato un lavoro di anni e anni, con ottimi sindaci e attive associazioni. Ricordo la LALEO: Libera Accademia di Lingue Europee e Orientali (λαλέω significa parlare), che ha tenuto contatti con un vasto mondo, dal Patriarca greco di Costantinopoli alle remotissime isole atlantiche Far Oer. Innumerevoli sono state le occasioni, e ne fecero attestazione i dotti Quaderni Siberenensi. Quorum pars non dico magna, ma pars sicuramente fui anche io, e lo sono. Ovvero, dal 1977 ho dato il mio contributo, e mi viene continuamente richiesto.

 Ecco come il turismo culturale può produrre benefici effetti morali, culturali, sociali ed economici. Purtroppo, in Calabria ciò si può dire di non molti centri: con Santa Severina, elenchiamo Altomonte, Gerace, i Parchi archeologici e Musei di Reggio e Locri e Kaulon e Scolacium e Sibari Thuri… Poco, poco altro. E ci sono beni culturali interessantissimi e quasi del tutto sconosciuti; e certo non adeguatamente frequentati. Insomma, uno sperpero di risorsa potenzialmente importante.

 Dal 1970, la Regione Calabria ha assegnato l’assessorato alla Cultura sempre a Pincopallini inetti, qualche rara volta inutilmente decorativi, oggi a un ignoto e che nulla fa per uscire dal suo anonimato. Come notate, non so manco come si chiama e non lo voglio sapere. Nella comune mentalità, del resto, intellettualoni inclusi anzi in testa, la Calabria è o antimafia segue cena o tipi da spiaggia come nei film per scemi. E invece no, anche i turisti sono esseri umani, e, stando ad Aristotele, “sono portati per natura a conoscere”; se qualcuno spiega loro le cose.

 E qui devo chiedermi e chiedervi, per tristo esempio, quanti forestieri siano mai andati a vedere la Pietà del Gagini di Soverato; e anche quanti concittadini!!! Il centenario 2021 è stato un misero fallimento; e nessuno ha fatto niente per riparare; e turisti quasi zero.

 Nessuno ha fatto, tranne me, ma per conto mio. Evviva Santa Severina.

Ulderico Nisticò