Riflessioni di polemologia

 La polemologia è la scienza che studia la guerra, lasciando tuttavia il giudizio storico e politico ad altri momenti. In ogni guerra, insegnano gli storici antichi, bisogna analizzare l’aitia (causa reale), la pròfasis (motivazione ideologica, o pretesto), archè (inizio). Chi inizia una guerra, si ferma all’archè, ed è quasi sempre convinto che sarà breve e la vincerà. Tutti i piani della Prima guerra mondiale, studiati anche nei particolari, erano volti a questo scopo: vincere subito e in modo risolutivo; falliti tutti i piani di tutti, del resto tutti sbagliati, non restò che un confuso lunghissimo massacro, finché non una parte vinse ma l’altra crollò.

 Da un punto di vista politico, a oggi 23 settembre, la Russia ha ottenuto un successo: impedire l’ingresso dell’Ucraina nella NATO; infatti, nemmeno ne parla più nessuno. Da un punto di vista polemologico, invece, Putin era convinto di vincere subito la sua “operazione speciale”; e, probabilmente, abbattere Zalenski, e mettere suoi alleati al governo a Kiev; e questo risultato è fallito, almeno a oggi.

 Alla fine, è la fanteria la regina delle battaglie; cioè le guerre si vincono per terra, occupando il territorio nemico nei suoi punti strategicamente rilevanti. Ed ecco che Putin fa ricorso ai fanti, richiamando trecentomila riservisti. Alcuni dei quali, però, si stanno dando latitanti, fuggendo all’estero a costi altissimi: ovviamente, chi se li può permettere. Nessuna simpatia per i disertori, ma è segno di una guerra poco capita; e che, più si allarga, più rischia di prolungarsi senza logica. E si va verso l’inverno, che nell’immaginario del mondo ricorda Napoleone e l’Asse.

 Le guerre possono concludersi anche con soluzioni politiche. E non se ne vede traccia: la Russia non dichiara nemmeno i suoi obiettivi; gli USA armano l’Ucraina; l’Europa dimostra la sua inconsistenza.

 Alla fine, ho l’impressione che la polemologia da quelle parti non sia più una scienza; e nemmeno la politica.

Ulderico Nisticò