Riflessioni sulla gestione della crisi sanitaria causata dal Covid-19

Salve, mi chiamo Gregorio Viscomi, sono uno Studente universitario di Medicina calabrese, precedentemente laureato in Infermieristica presso l’università di Catanzaro.

Risiedo a Montepaone, una piccola cittadina in provincia di Catanzaro e ho deciso di scrivere questa lettera per indurre una riflessione riguardo la gestione attuale e futura della crisi sanitaria causata dal virus Sars-cov2.
Ritengo sia stata una fortuna che la dimensione della problematica sanitaria sia rimasta contenuta nel Sud Italia, dove da anni c’è una depauperazione costante delle risorse destinate alla Sanità, in particolare la sanità Calabrese, alla quale ne vengono destinate poche, e spesso gestite impropriamente dai vari commissari incapaci di comprendere i reali bisogni territoriali.

Ad ogni modo, i dati epidemiologici regionali sono incoraggianti e mostrano un incremento giornaliero dei nuovi positivi prossimo allo zero e un rapporto percentuale tamponi/contagi molto basso rispetto al resto del paese. I numeri sono eloquenti, e fotografano una bassa circolazione del virus, e una situazione chiaramente sotto controllo, nella quale la risposta territoriale della sanità regionale si sta dimostrando efficace.

Chiaramente il “Lockdown” precoce ha di fatto congelato la diffusione del virus, permettendoci di prenderlo in tempo, e il successivo impiego di misure regionali nei confronti dei nuovi focolai è stato tempestivo e anche eccessivamente prudenziale, visto che si sono “chiusi” comuni come Soverato in provincia di Catanzaro, nel quale vi era la presenza solo di una manciata di casi.
La prudenza è il mantra che guida l’evoluzione delle misure nei confronti del contenimento del rischio epidemico, ma io mi chiedo se non vi sia in realtà un eccesso in apprensione.

Di ripartenza e di “Fase 2” paradossalmente ne parlano le regioni che sono state messe più a dura prova dal virus e che tutt’ora mostrano una situazione epidemiologica critica, dove la diffusione del virus è ancora importante.

Lombardia, Veneto ed Emilia, si mostrano impazienti, frettolose nel far ripartire la loro economia, con una certa incuranza del rischio sanitario incombente e pressate dalle industrie che necessitano di far ripartire i loro “motori”. È doveroso ricordare che i” motori”, non li hanno sono loro ma: i “propulsori “ di regioni come la Calabria, seppure più piccoli, non necessitano di essere messi in moto? visto anche il grande controllo che si ha sull’epidemia ed un’economia che di per sé versa in uno stato di disagio e che quindi potrebbe avere più difficoltà a ripartire, considerando il turismo come componente essenziale e che differentemente delle industrie non si può “rianimare”.

Ritengo che la Regione Calabria debba farsi sentire e iniziare a pianificare con vigore una ripartenza, evidenziando i dati epidemiologici positivi, senza più sentirsi minori nei confronti delle regioni cosiddette “virtuose” del Nord Italia.
C’è bisogno di un piano di ripartenza nazionale ponderato in virtù delle differenze epidemiologiche delle varie “macro aree”, dando priorità alle regioni che hanno raggiunto un contenimento più efficace dell’epidemia e che siano in grado di mantenerlo nel tempo.

C’è bisogno di ridare respiro ai cittadini che versano in uno stato psicologico complesso, e che meriterebbero ove possibile più liberta individuali nel rispetto di regole efficaci.
In alcune zone si potrebbe procedere ad un allentamento precoce ma responsabile delle misure di contenimento, come il modello tedesco, per permettere anche di favorire una ripartenza graduale che non sia solo economica ma anche di natura psicologica e sociale.

Come ci ricorda l’OMS, la salute non è solo fisica, ma la definizione prevede una visione olistica a 360 gradi dove la dimensione sociale e psicologica sono altrettanto importanti, e non vanno assolutamente dimenticate.

GREGORIO VISCOMI