Riforma della Giustizia

Il procuratore Gratteri, tra una retata e l’altra di (presunti) birbaccioni, e continui così, è stato chiarissimo con l’esigenza di una riforma radicale della Giustizia; e precisa che non si stroncherà la mafia senza questa radicale riforma. Ora vi dico come la penso io.Nota storica, per chi non se ne fosse accorto. Il Codice Penale è datato 1930, quello Civile è del 1942; e per quanto siano due solidissimi monumenti di sapienza giuridica, hanno rispettivamente 90 e 80 anni: a vergogna di una Repubblica che, non avendo sotto mano giuristi come un Rocco o un Grandi, si è ben guardata dallo scrivere nuovi codici.

Ovvio che, nel 1930, non erano manco pensabili le situazioni del 2019. Allora bastava mettere un mafioso al confino in un paesello senza telefono, ed era tagliato fuori dal mondo a vita; e oggi basta che il mascalzone abbia un cellulare microscopico usa e getta…
Nel 1930, il mafioso aveva la faccia da mafioso, e scannava la capra; oggi è laureato e veste giacca e cravatta, con faccia da pesce intellettuale. Insomma, allora è abbastanza facile sgamarlo e arrestarlo; oggi, con le leggi del 1930, no. Insomma, è come guidare sull’autostrada una gloriosa elegantissima e lentissima Isotta Fraschini.

Aggiungo che, negli anni, sono state pasticciate leggi e leggine, che hanno solo complicato le cose. Il mio paradossale parere è che una legge antimafia è un errore come tutte le leggi speciali: un mafioso, se assassino ladro estortore etc., commette abbastanza reati da finire in galera senza bisogno che sia per forza mafioso.
Finire in galera, significa restarci. Salvini ha scoperto che in Calabria passeggiano 772 persone destinatarie di ordini di arresto e che nessuno arresta. Servono dunque più agenti, anche da togliere a scorte inutili e a comode sedie in ufficio.
Per il resto, sotto con le indagini, partendo, gli investigatori, dalla presunzione di colpevolezza di tutti, e in particolare di chi all’improvviso si rimpannucci, come dicono in Toscana, cioè si arricchisca. Ragazzi, io ho percorso forse milioni di chilometri senza essere mai stato controllato, e avrei potuto, tra una botta di cultura e l’altra, portare in valigia tonnellate di droga; e a quest’ora sarei un riccone. Ecco, prima del ragazzino mezzo scemo di mafiosetto, vanno controllati i professori incensurati, in giro per l’Italia a tenere dotte conferenze eccetera. Non so se sono stato chiaro!

E anche senza mafia, la Giustizia va riformata. Iniziamo con il famigerato Consiglio Superiore, che la cronaca ha dimostrato – salvo la pace dei buoni – di essere un verminaio; con evidente culpa in vigilando di chi avrebbe dovuto vigilare. Coraggio, ci sono ottimi avvocati tra i miei lettori, fatevelo spiegare.

Urge il controllo dei giudici. Se uno, come è successo, lascia libero un criminale non depositando la sentenza, va semplicemente licenziato. I giudici godono di privilegi di fatto, sia remunerativi sia normativi: sono perciò come i feudatari medioevali, che avevano un castello a patto di combattere e morire; e se non lo facevano, erano felloni! Ecco, un giudice fellone, a casa!

Ulderico Nisticò