Riforme e liti costituzionali


 Se qualcuno mi chiedesse di indicare un simbolo dell’attuale Babele, racconterei di un ex presidente della Corte Costituzionale che, in quel di Reggio, ha parlato agli studenti realizzando un capolavoro di cerchiobottismo, e dando ragione al sì, al no e al non lo so! Non è solo sofisma, è proprio che tanti hanno in testa una spaventosa confusione ideologica e contingente. Pure Ulderico, il quale voterà sì pur di infliggere un danno qualsiasi alla carta del 1948, ma vi posso assicurare non abbia letto i particolari della riforma, anzi non gliele importa quasi nulla. Spera di mandare a casa i senatori, che è già qualcosa. Egli dunque, Ulderico, voterà sì, ma distrattamente.

 Diciamo che voterà sì perché se votasse no conserverebbe la carta del 1948, di cui non condivide nemmeno l’articolo 1. Da buon seguace del Vico, sa, infatti, che l’Italia è una nazione da almeno tre millenni, e non una repubblica o un regno o un impero o una situazione di anarchia tipo XVI secolo o una colonia o un’altra qualsiasi fattispecie istituzionale, che sarebbe per sua natura occasionale mutevole. Se dunque UIderico non condivide l’articolo 1, figuratevi gli altri!

 Vi faccio un bell’esempio. La Gran Bretagna, che, lei beata, non ha una carta scritta, è attualmente Regno Unito per un accordo del 1711/4, ma se domani volesse diventare repubblica o sciogliere l’unione o fare una repubblica in Inghilterra e un regno in Scozia o viceversa, o tagliare la testa alla regina come già accadde a Carlo I nel 1649, o richiamare sul trono il figlio del decollato come accadde nel 1660, per tutte queste attività basterebbe un voto del parlamento. Ecco un esempio di istituzioni flessibili.

 La carta del 1948 è una costituzione rigida, cioè le riforme sono soggette a procedure più complesse, e indicate dall’articolo 138. Andatevelo a leggere. Ma l’articolo 138 consente di modificare, vero?

 In realtà gli Italiani sono quasi tutti come il suddetto Ulderico, e voteranno sì e no per ogni motivo tranne che giocare al piccolo costituzionalista, cioè entrare nel merito. Sempre per fare un esempio, la minoranza del PD voterà (o dice che voterà) no, ma solo per combattere Renzi; è perciò composta da rottami del passato regime, tra cui D’Alema che, da quando lo conobbi nel 1968 a Pisa, fa di mestiere il funzionario del PCI e seguenti.

 Altro esempio: i berlusconiani vari fingeranno di battersi per il no, ma probabilmente il 4 dicembre se ne andranno al mare.

 Quello che mi fa cadere le braccia nel sottosuolo è l’accanimento dei pochissimi superstiti miei ex camerati, i quali dovrebbero essere contenti di picchiare sulla carta, e invece la difendono. Da piangere dal ridere.

 Il bello è che tutti, ma proprio tutti, anche i più ingenui nostalgici del suddetto 1948, vanno dicendo che la carta dev’essere riformata. Ma come, non è la “costituzione più bella del mondo”? Attenti, non mi riferisco alla battuta di Benigni, cui non attribuisco alcun peso; ma al fatto che l’abbia ripetuto la Boldrini, che, essendo, sia pure misteriosamente, presidente (presidenta!) della Camera, suppongo pensi prima di parlare, o dovrebbe pensare. Ragazzi, se una cosa è perfetta, o almeno va bene, io non la cambio; se la voglio cambiare, vuol dire che non va bene. E poiché tutti la vogliono riformare in qualche modo, vuol dire che non va bene.

 Infatti, essendo ormai uno dei più vecchi ma non ancora del tutto rimbambito, io ricordo benissimo che, quando avevo ancora i capelli neri, iniziarono le chiacchiere sulle riforme: commissione Bozzi, commissione D’Alema eccetera. Non hanno riformato il colore delle tendine, però hanno ammesso, implicitamente, che le cose non andavano bene e bisognava riformarle. Il centro(destra) fu tre volte al governo, e non riformò un accidenti.

 Conclusione: i sistemi corrotti non si autoriformano; non è mai successo. Senza fare esempi più inquietanti per le anime belle, tipo Napoleone I o Napoleone III o Mussolini o Hitler, pensate all’assetto della IV repubblica francese, spazzato via da De Gaulle.

 A proposito, la carta italiana del 1948 era né più né meno che una copia della carta francese. Altro che padri costituenti!

 Io comunque voto sì.

Ulderico Nisticò


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