Riforme urgenti dal 1945

 Mario Draghi ha detto che “il Sud è fermo da mezzo secolo”, condannando così in un colpo solo i governi repubblicani (dal 1970? Ma io aggiungo anche i precedenti anni venticinque), tutti tranne, ovviamente, il suo: quello che farà egli per il Sud, lo vedremo. Io spero che faccia di tutto, eccetto quello che vorrebbero i meridionalisti alla Pino Aprile e quelli in campagna elettorale: i soldi a pioggia per la sagra delle patate! Vedremo.

 Ero un bambino vispo e precoce, ma un bimbo, quando sentivo parlare dell’urgenza delle riforme; e ora che sono vecchio, continuo a sentir parlare delle riforme urgenti. Secondo me, tanto urgenti non sono… oppure sono urgenti, ma i politicanti se ne impipavano negli anni 1950, e se ne impipano tuttora. Ora pare che l’EU (una baracca cadente che di riforme avrebbe più bisogno essa: ma si sa che la vacca disse al ciuco… ), persino la sorridente Ursula, tra una sedia e l’altra, se ne sta accorgendo: servono riforme all’Italia. Alla faccia della costituzione più bella del mondo, come disse un attore.

 Beh, siamo onesti: qualche riforma c’è stata, è vero; ma fu disastrosa: le infinite riforme delle scuola, che della scuola hanno fatto un diplomificio e fo todos barones; il famigerato Titolo V che ha lasciato le briglie sul collo a Regioni e Comuni; l’assurdo che i burocrati siano diventati padroni degli Enti locali… No, non basta fare le riforme, delle riforme qualsiasi: servono quelle giuste, quelle buone.

 Proviamo a immaginarne qualcuna.

  1. Vanno ridotti sensibilmente di numero i Comuni: è assurdo che in Calabria ce ne siano 404 per due milioni di anime sulla carta, e di fatto molti di meno.
  2. I politici e i burocrati degli Enti devono essere responsabili personalmente e penalmente.
  3. I giudici vanno ricondotti a terzo potere. Il loro compito è applicare le leggi, non farle e non interpretarle ideologicamente.
  4. Le leggi vanno drasticamente ridotte di numero; e soprattutto, quelle che restano, riscritte in modo che contengano il minimo possibile di parole; e queste, nessun equivoco: è lì che si annida l’interpretazione fantasiosa, e spesso politicizzata.
  5. I tempi dei procedimenti legali devono essere sanciti dalla legge, senza eccezioni.
  6. Lo stesso per i pubblici concorsi.
  7. Idem per l’esecuzione delle opere pubbliche: altro che Trasversale delle Serre!

 Varie ed eventuali. Ognuno dica la sua, ma solo in senso di lavoro e produzione: niente mantenuti, niente capricci, niente Ulisse, niente svincoli sotto casa di zia, niente fanatici che vogliono l’altissima velocità, però con fermate ogni 15 km e una a richiesta per comprare le uova a chilometro zero.

Ulderico Nisticò