Rimandati a settembre, e soluzioni eccezionali

 Una volta l’esito dell’anno scolastico era triplice: promossi, bocciati, rimandati a settembre; e questo, con eventuale promozione o bocciatura. La Regione Calabria è rimandata a settembre, non per i voti, per i quali sarebbe bocciata a sangue (vedi vaccini), ma perché non si vota. Levatevi dunque tutti dalla testa liste e campagne elettorali, comizi e ambizioni varie, e aperture di sedi che ora vi restano sul groppone. Ammesso e non concesso che gliene importi a qualcuno.

 Dopo il triste evento della morte della Santelli, la Calabria doveva tornare alle urne; e invece abbiamo un Consiglio sciolto che legifera, una Giunta sciolta che amministra, e un Effeffe che emana decreti. E avremo ciò per altri sette mesi e rotti. Salvo rinvii.

 A questo punto, siamo in situazione eccezionale, e una situazione eccezionale richiede rimedi eccezionali, e ne offre l’occasione. Quando i ragazzi venivano rimandati a settembre in greco, li mandavano da me a lezioni private; e io, in quattro e quattr’otto, spiegavo semplici e chiare quelle strutture della lingua che colleghi sicuramente più dotti di me ma secchioni e confusionari avevano complicato con inutili e dannose reminiscenze di universitaria glottologia.

 Ora, in una Calabria la cui sanità “è nel caos”, bisogna usare la stessa procedura. S’incontrano Spirlì e Longo, e in mezzora emanano un decreto di due articoli e pochissime parole:

art. 1: Entro una settimana dovete vaccinare tutti quanti.

Art. 2: Chiunque non ottemperi all’art. 1 verrà licenziato.

 Lo so che poi il medico, l’infermiere, il dattilografo licenziati saranno riammessi dal TAR, anzi la Corte di Cassazione li farà dirigenti cum laude. Ma intanto si devono pagare l’avvocato e devono litigare con la moglie e i figli… Insomma, qualcuno si corregge; e comunque si sparge la voce. Colpirne uno per educarne cento.

 Ecco come si risolve, approfittando del rinvio, la sanità.

 L’altro bubbone della Calabria è, dal 1970, la cultura, argomento ignoto a presidenti, vice, assessori eccetera della Regione. Anche per la cultura ho un’idea: nominate me commissario con pieni poteri. Il primo giorno emano un decreto di un solo articolo, che però riassume tutto il problema, e contiene tutte le soluzioni:

 art unico: Il commissario alla cultura NON finanzia piagnistei e antimafia segue cena. Piangete pure, ma a spese vostre; per farvi pagare le fiaccole delle fiaccolate antimafia, rivolgetevi alla Questura.

 Poi darò le briglie sciolte alla mia inesauribile fantasia. 

 Volete vedere che il rinvio delle elezioni diventa, per dirla alla nostrana, “storta per diritta”?

Ulderico Nisticò