Risposta del gruppo “Ripartiamo” al Pd davolese sulla questione quote rosa

Non sorprende che il PD di Davoli suoni la fanfara osannando l’Amministrazione comunale ogni qualvolta ritiene di poter assestare un colpo alla minoranza per una presunta sconfitta di quest’ultima; d’altra parte gli riesce di poter dare fiato alle trombe solo per sminuire la minoranza, dal momento che non può certo farlo per decantare risultati concreti e visibili, inesistenti, dell’operato amministrativo, questo si “inconcludente”, a poco meno di tre anni dall’insediamento. Quello che non si spiega, invece, è come per il camaleontico PD esistano due pesi e due misure nei confronti della stessa problematica, a seconda di dove ci si trovi a discutere ed in base a quale sia il colore politico della maggioranza comunale; ci riferiamo specificamente alla questione quote rosa: mentre a Davoli gli esponenti del PD locale sbeffeggiano chi come noi ha solo richiesto il rispetto della legge, in altre situazioni, ad es. a Montalto Uffugo e Cosenza, esponenti di spicco del partito, come l’onorevole Bruno Bossio, il segretario provinciale di Cosenza Luigi Guglielmelli, il vice capogruppo in Consiglio Comunale a Cosenza Marco Ambrogio, giustamente sparavano a zero sui sindaci che avevano nominato le rispettive giunte in difformità da quanto disposto dalla legge Del Rio. Forse che per il PD la legge NON è uguale per tutti? E quando si sostiene che a Davoli sia stata fatta “un’istruttoria approfondita ” per verificare la disponibilità di assumere la carica di assessore da parte di una donna, qualcuno ci vuole indicare da quale atto pubblico risulta? E meno male che non si è ripetuto oggi quanto detto a suo tempo, che l’istruttoria tendeva anche a verificare capacità e competenze…. offendendo la dignità di tutte le donne davolesi. Si abbia il coraggio e l’onestà di ammettere che, pur di tenere in piedi la baracca, al rispetto di una legge dello Stato si è preferito l’accordo elettorale.

L’attacco che ci viene rivolto, per la verità, è anche un po’ meschino perché tende a manipolare la sentenza del TAR mirando a far credere cose che non sono affatto vere. I Giudici non hanno in nessun modo sancito che l’Amministrazione “ha operato nella piena legalità”, anche perché non sono entrati assolutamente nel merito della questione. E’ stata solo dichiarata l’inammissibilità del ricorso con motivazioni a nostro avviso molto discutibili ma, poiché, in ossequio alle Istituzioni, siamo del parere che le sentenze vanno comunque rispettate, accettiamo il verdetto, pur rimanendo fermi nelle nostre convinzioni: riesce infatti difficilmente comprensibile che dei consiglieri comunali, poiché “soggetti di sesso maschile” che “non hanno interesse ad essere nominati alla carica di assessore comunale”, non abbiano titolo a ricorrere all’organo amministrativo laddove ritengano che siano state violate specifiche norme di legge, come in questo caso.

Prendiamo atto con rammarico che sul tema delle quote rosa e, più in generale, degli strumenti di tutela dei soggetti deboli, l’interesse, non solo istituzionale, stia scemando. Ciò che però ci sembra più grave è che forze politiche, che storicamente hanno sostenuto e promosso movimenti di emancipazione, oggi, grazie ad un processo di preoccupante involuzione, svendano i propri valori per bieche e misere beghe di bottega.

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