Rrose Sélavy. Fiabe per far svegliare gli adulti


Mi è capitato, per caso, di scoprire l’esistenza della casa editrice Rrose Sélavy. Il caso ha il nome di Igiaba Scego. Leggendo il suo Prestami le ali, edito da questa casa editrice, ho iniziato a curiosare nel sito web che la descrive. Si occupa esclusivamente di libri per bambini. Testi leggeri, scorrevoli, comprensibili ai destinatari. E qualche giorno fa, sempre per caso, mi è stato prestato il libro Anche se tutti, io no. La Chiesa e l’impegno per la giustizia, edito da Laterza nel 2015. Scritto da Giovanni Ladiana, padre superiore dei gesuiti di Reggio Calabria, che nel 2004 fonda il movimento cittadino ReggioNonTace, con lo scopo di combattere la piaga della criminalità organizzata attraverso la cittadinanza attiva. Il libro, dal forte impegno sociale, dopo aver affrontato il tema della ‘ndrangheta, degli omicidi e dell’illegalità nella politica, termina con un’appendice dedicata alle fiabe, dal titolo Fiabe e… miracoli.
Mi sono chiesta cosa mai c’entrassero le fiabe con la criminalità organizzata. Sono stata avventata nel pormi la domanda. Bastava leggere la profondità delle parole di Ladiana per comprendere la risposta: “Che cos’è un miracolo se non la trasformazione –inattesa perché improvvisa, non preparata e ritenuta impossibile- d’una realtà, da un meno a un più di vita?”. Ecco cos’è una fiaba, un miracolo a cui assiste sia lo scrittore che la scrive, sia il lettore che la legge. L’autore sceglie di riempire la sua pagina di eventi drammatici vissuti, ma resi attraverso la trasposizione della realtà in fiaba, per sottrarre il racconto allo smacco della storicità, quindi al passare del tempo. Non può considerare questi eventi conclusi nel momento stesso in cui li descrive, ma devono essere ancora capaci di agire sulla coscienza dell’uomo nel momento in cui si legge e rilegge la fiaba. Solamente in questo modo una situazione negativa (il meno) può diventare positiva (il più). Gli scrittori di favole non sono altro che uomini in cammino verso la vita, ma che ancora non sono arrivati alla meta. Pronti a infilare nello zaino da viaggio tutto quello che trovano durante il percorso.

E così lo zaino pieno diviene pagina. E la pagina, libro. Le favole non servono per far addormentare i bambini. Sono scritte per far svegliare gli adulti. O meglio, “perché i piccoli che ascoltano, divenuti adulti, possano rintracciare una chiave che li aiuti a continuare il cammino, quando si scoprono ancora piccoli”. Filtrare la realtà attraverso l’immaginazione dei bambini sembra essere la chiave vincente per smuovere la coscienza del lettore. E credo che questo la casa editrice Rrose Selavy l’abbia compreso molto bene! Lo stesso nome rompe con la serietà dell’impegno editoriale a favore di una scelta fortemente ironica e innovativa, coerente con i testi scelti. Il pittore Marcel Duchamp, il più grande innovatore della pittura novecentesca, indossa i panni di donna, firma il quadro di un altro pittore suo amico, fa un pasticcio con le lettere della dedica e dal pasticcio tira fuori il nome: Rrose Sélavy. Una realtà fortemente attiva nel panorama editoriale contemporaneo. Se si va oltre l’apparenza, ci si accorge che tutti i libri editi descrivono con estrema coerenza, decisa linearità e profonda ironia la realtà che ci circonda e che si fa fatica a comprendere.

O che, forse, si sceglie di ignorare. Gli autori danno vita a racconti pieni di senso critico, velato dal sorriso di bambino. Guardano con occhio vigile alla contemporaneità per descriverla nel modo più asciutto e sincero possibile. Il lettore audace si imbatterà in un bambino capace di incantare gli uccelli con la sua voce, in una rinoceronte con le ali e tantissimi altri animali. Inizierà un viaggio in poltrona con una nonna e suo nipote. E poi c’è chi sa riparare le nuvole, chi fotografa i sogni per poi stamparli. Finanche una Elsa Morante bambina pestifera e ribelle. E un Leopardi giovanissimo comandante di eserciti. Solo per citarne alcuni. Ognuno di questi tipi strampalati nasconde dentro le proprie scarpe, che per qualcuno saranno zampe, una morale che serve da monito al lettore. Quasi che la vera lettura inizi quando si è terminato di leggere l’ultima pagina del libro.

Floriana Ciccaglioni (aspirante insegnante)


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