Rubavano da conti correnti online, scoperta banda calabrese di cyber criminali. 5 arresti

Sgominata nel reggino una banda di ‘cyber criminali’ che rubavano dai conti correnti online, in molti casi dopo essersi spacciati per dipendenti delle banche dei correntisti, dalla Calabria alla Lombardia. Cinque le persone arrestate dai carabinieri del comando provinciale di Messina con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode informatica, accesso abusivo a sistema informatico o telematico e sostituzione di persona. Agli indagati sono stati sequestrati 31 tra conti correnti e depositi bancari per oltre un milione e 200 mila euro, frutto di centinaia di furti.

 Il provvedimento, emesso dal Gip su richiesta della Procura guidata da Maurizio De Lucia, nasce da un’inchiesta avviata nel febbraio 2018 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei carabinieri in collaborazione col Ros che ha svelato un’organizzazione di cyber criminali, con base nella fascia ionica reggina e attiva sull’intero territorio nazionale, specializzata nel rubare, online, ingenti somme di denaro da centinaia di conti correnti bancari. Gli indagati erano in grado di modificare sui principali siti web istituzionali gli indirizzi di posta elettronica certificata (Pec) di grandi istituti di credito nazionali ed esteri, sostituendoli con quelli di analoghe caselle denominate in modo simile alle originali, attivate su provider specializzati e intestate a soggetti ignari o inesistenti.

 I provvedimenti di custodia cautelare sono stati eseguiti nei confronti di Giuseppe Cesare Tricarico, 37 anni di Gioiosa Ionica; Davide Tricarico, 33 anni di Gioiosa Ionica; Nicola Ameduri, 35 anni di Gioiosa Ionica; Nicodemo Porporino, 54 anni di Grotteria; Antonello Cancelli, 35 anni della provincia dell’Aquila. Gli elementi di prova raccolti hanno evidenziato l’esistenza di un sodalizio criminale ben strutturato che aveva in programma un numero indeterminato di reati al cui vertice vi era Giuseppe Cesare Tricarico, ritenuto il promotore organizzatore e dirigente del gruppo., coadiuvato dal fratello Davide Tricarico. I due, nonostante fossero entrambi sottoposti, da tempo, alla misura cautelare degli arresti domiciliari, in ragione del loro coinvolgimento in un indagine della Procura di Reggio Calabria per reati analoghi a quelli oggi contestati, hanno potuto continuare ad organizzare e promuovere l’attività illecita con l’ausilio di Nicola Ameduri e Nicodemo Porporino.

Ameduri è considerato il braccio di Giuseppe Tricarico per conto del quale svolgeva le attività che questi, stante il provvedimento limitativo della sua libertà personale, non poteva compiere, si recava agli incontri con gli altri associati, attivava le schede telefoniche indispensabili per compiere i reati, ritirava la corrispondenza, contattava i corrieri che dovevano recapitare la merce acquistata. Porporino e Cancelli, quest’ultimo residente nella provincia dell’Aquila, si mettevano a disposizione quali terminali cui fare confluire il denaro, dopo i vari passaggi intermedi per ripulirlo, che veniva da loro incassato presso conti correnti a loro intestati e poi girato in contanti a Giuseppe Tricarico.

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