Rump parlament ma (forse) parlamento

A proposito di Ursula von der Leyen, d’ora in poi solo Ursula, sono in vena di citazioni storiche, e inizio con una banale, vittoria di Pirro, che i classicisti più raffinati chiamano vittoria cadmea. Poi me ne viene un’altra, del 1648 inglese: il Rump parlament, espressione che gli storici bene educati traducono in modo eufemistico “parlamento groppone”; consultate un dizionario d’inglese.

Ursula ha vinto così risicata che, se domani organizzano una gita in campagna, e dieci dei suoi sostenitori si ubriacano (c’è un precedente illustre!), Ursula cade alla prima crisi. Lo so che formalmente non è così, ma è palese che Ursula si regge con lo spillo.

Ursula rappresenta palesemente, anzi esplicitamente, una parte politica, e si è espressa altrettanto esplicitamente contro i sovranisti eccetera; a loro volta, mica tanto compatti. Però, Ursula non poteva leggere il temino di I media sui cd migranti, e non aspettarsi poi una valanga di voti contro; e li ha avuti.

Un corollario importante: Ursula è una donna, e ciò non ha commosso nessuno. Ebbene, se le donne vogliono davvero la parità (l’uguaglianza è una cosa che non esiste!) devono smettere di fare le categorie protette e le quote rosa. Una figura politica può essere maschio, femmina o cammello, e si vota contro o a favore secondo quello che le circostanze richiedono.

Voti a favore, voti contro? Bene, sembra quasi un parlamento vero, sebbene rump: è diviso in ideologie e fazioni, e animato da passioni politiche; e magari si discuterà sul serio, si litigherà; e magari si deciderà qualcosa.

Qualche lettore ricorderà che per mesi ho scritto sulla necessità che il parlamento europeo divenisse una cosa vera, e perciò conflittuale, e non la solita accozzaglia di tromboni trombati tutti d’accordo sul nulla e sul niente. Pare che ci siamo?

Ulderico Nisticò