S. E. Parisi, la cultura sotto la mitra

 Poche notizie riescono a emozionare la mia vecchia pellaccia, ma questa sì: don Serafino Parisi è vescovo di Lamezia.

 Torno indietro al 1979, quando arrivai a S. Severina per insegnare al Liceo Classico, allora dentro le mura dell’antico castello: italiano e latino, però davo una mano anche al greco dell’impareggiabile Nino Pala. Nel III Liceo (allora l’ultimo anno si chiamava così), Serafino, allievo attento e serio.

 Come professore, rimasi fino al 1982 a S. Severina; ma si può dire che non me ne sono allontanato mai; e Serafino, intanto don Serafino, ne fu una delle determinanti ragioni. Aveva creato una rivista di alto livello, i “Quaderni siberenensi”; e la “Libera Accademia di Lingue Europee e Orientali, LALEO”: λαλέω in greco vuol dire parlare. Lo scopo, molte volte raggiunto, era la creazione di una rete di cultura in tutto il Mediterraneo, e altrove: ricordo due visite di Bartolomeo, patriarca di Costantinopoli; e persino un convegno con le remote isole atlantiche Far Oer! S. Severina divenne così, e resta, un luogo di attrazione culturale, e, che non guasta, di turismo di alta qualità.

 Don Serafino, parroco del paese, poi della Cattedrale di Crotone, continuava le sue attività: docente del Pio X; biblista; creatore e diffusore di cultura; sacerdote di solida autorevolezza, eppure dallo stile di vita discreto e riservato; lontano dalle folle, eppure disponibile a prestare la sua opera culturale a ogni buona occasione. Voglio qui ricordare le numerose volte in cui tenne dotte conversazioni all’Università della Terza età di Soverato.

 Denso di scienza teologica e storiografica è il suo commento al biblico Qohelet, noto come l’Ecclesiaste, ed. S. Paolo; per la Rubbettino, “Greci, barbari o una via di mezzo”; “Verbum Gratiae” e “Liber Scripturae”, assieme a V. Lopasso. Moltissimi i suoi saggi e articoli, e le conferenze.

 Ora S. E. Parisi mette cultura ed esperienza sacerdotale al servizio di una Diocesi che tutti pensano non facile. Ma, per aspera ad astra; e se Roma, dopo averlo tenuto, e nessuno lo ignorava, in pectore, ha scelto Lui, vuol dire che Lo ritiene l’uomo giusto al posto giusto. E noi, condividiamo il giudizio.

 La Chiesa calabrese, come la Calabria tutta, hanno, infatti, bisogno di energia e di sapienza.

 Ah, una notizia storica. A S. Severina è radicata tradizione sia nato papa Zaccaria (741-52), e se ne indica la casa natale. Egli può considerarsi l’antesignano del potere temporale della Chiesa, in quanto vescovo di Roma, e d’intesa con Pipino, cui concesse di divenire, da maior domus, re dei Franchi. Dopo tredici secoli, ecco un nuovo presule nato a S. Severina. Ad maiora.

Ulderico Nisticò