San Francesco di Paola

Basilica di S. Francesco di Paola a Napoli

 Auguri a tutti i Francesco e Francesca che, in Calabria, portano il nome del santo di Paola. O almeno portano quel nome in onore del nonno, magari nemmeno badando al perché. E già: oggi, 2 aprile, si fa finta che sia una festa calabrese; ma, nei fatti…

 Francesco nacque a Paola nel 1416: nel 2016, la Calabria si disinteressò della ricorrenza; ricordo solo un convegno a Catanzaro, nel Duomo, con l’Arcivescovo, il prof. Pino Caridi e chi scrive;

 finì la vita terrena (Dies natalis) nel 1507, 2 aprile: nel 2007, la Calabria se ne impipò rotondamente;

 venne proclamato santo, con sorprendente rapidità in tempi di canonica prudenza, nel 1519: la Calabria, nel corso del 2019, se ne fregò alla grandissima.

 Ovvero, non è che in Calabria abbiamo moltissimo; ma quello che abbiamo, mettiamo ogni impegno a dimenticarlo. Vedi Telesio, Campanella, Nilo, Giglio… eccetera.

 E quando dico Calabria, dico tutto quanto c’è dal Pollino allo Stretto: Regione, Province, Comuni, Università, Chiesa, nonché giornali e tv eccetera. Altrove, avrebbero girato film, rappresentato teatro…

 E dico teatro e film guardabili, reali, non pistolotti retorici recitati con un filo di voce da eternamente agonici e “chiagn’e fotti”. Pensate a una scena epica: Francesco e Nicolò Picardo, il suo amico del cuore, “Cicco e Cola”, in un momento di alta tensione morale, e con adeguato linguaggio, separano le loro sorti terrene; ma non quelle spirituali, se Picardo, al comando della cavalleria di Alfonso d’Aragona nel 1480, morirà martire della Fede per mano dei Turchi ad Otranto.

 Ma la Calabria trascura Francesco, figuratevi Nicolò. A proposito, gli Ottocento Martiri sono stati proclamati santi; Picardo, manco nominato. E potrei raccontarvi un episodio buffo che mi riguarda… ma parce sepulto.

 E che scene, quelle di Tedurio… non ve le racconto: compratevi il libro su Roccabernarda.

 E la figura ambigua di Luigi XI di Francia, tra scienza e religione e superstizione; come del resto lo narra Hugo.

 Insomma, che film, se Francesco fosse stato di Brescia o di Savona o di Terni… oppure di Agrigento o Catania. Ma è di Paola, e in Calabria non se ne parla nemmeno. In Calabria, solo piagnistei e antimafia segue cena.

 Del resto, e devo dirlo per la storia, la devozione al Paolano fu amplissima in Italia (c’è una bella chiesa nel cuore di Milano), in Francia, in Spagna, in Germania (vi dice qualcosa la birra Paulaner?); fu patrono del Regno di Napoli (continente), e i principi spagnoli portavano il nome di Francisco de Paula;  e Ferdinando IV/III di Borbone costruì la bella basilica di fronte a Palazzo Reale, e ciò come ex voto per aver recuperato il trono di Napoli. Ma quando egli stesso divenne Ferdinando I e proclamò il Regno delle Due Sicilie, l’8 dicembre 1816, ne fu dichiarata patrona la Madonna Immacolata. Ferdinando II (1830-59) fu devoto di Francesco d’Assisi, cui consacrò una grande chiesa a Gaeta. L’erede venne chiamato, al battesimo, Francesco d’Assisi. I fatti del 1860 possono suggerire… Ma non voglio essere blasfemo.

 Che san Francesco di Paola, in questo momento grave, ci aiuti, anche se non ce lo meritiamo… in quanto Calabria, dico.

Ulderico Nisticò