San Giuseppe

Cristo, nella sua onniscienza, avrebbe potuto scegliere di nascere, da uomo, in una casata di re come Gautama Buddha, o, secondo i messaggi che intendeva mandare, in una tribù di selvaggi o di zingari o direttamente nel palazzo di Augusto, che, non avendone, sarebbe stato ben lieto di un figlio maschio. Ognuna di queste scelte, ovviamente non a caso, avrebbe contenuto un diverso modello di vita.

Scelse invece una madre di buona famiglia e un padre putativo, Giuseppe, lavoratore – la tradizione dice falegname – sicuramente rispettato e benestante, e diciamo così di ceto medio. Giuseppe mantenne la Sacra Famiglia con il suo lavoro; mentre Maria accudiva opportunamente alle faccende. Frequentavano la comunità e la sinagoga, dove apprendevano le Scritture; e venivano anche invitati ai matrimoni.

Il messaggio era chiaro. Il cristianesimo è la religione degli uomini, non degli eroi come il mito greco, non dei reietti come ogni tanto qualcuno s’inventa; ma esattamente del ceto medio. L’ambientazione dei Vangeli è del tutto umana, e c’è spazio anche per quelle cose che mai nessun eroe figlio di Zeus si sarebbe abbassato a toccare: i soldi.

La novità rivoluzionaria per l’antichità non è che gli schiavi siano anch’essi uomini – lo dicevano tutti fin dai tempi dell’Odissea – ma che sono uomini anche i re, anche i dotti, anche i santi; e perciò hanno i “doveri del proprio stato”. Se uno è falegname, deve fare il buon falegname: il modello perfetto è Giuseppe; se è re, deve fare il buon re: il modello perfetto è Goffredo di Buglione della Gerusalemme Liberata; se è dotto, non deve chiudersi nei solipsismi malati della sua superbia, ma mettere la dottrina al servizio del popolo; il quale popolo ne deve fruire, ma non deve pretendere di averla lui, la dottrina.

Ottima scelta, dunque, da parte dell’Onnipotente, divenire Figlio di Giuseppe e Maria.
Auguri a tutti i Giuseppi/ine, e a tutti i papà.

Ulderico Nisticò