Svolgo qui un mero discorso storico; e chi trova da commentare non esca dal seminato, e resti nell’argomento. Il colonialismo moderno, che pure ha cambiato la faccia del mondo e l’Africa e l’Asia, è stato un fenomeno cronologicamente molto breve: dagli anni 1880 all’abbandono degli imperi coloniali verso il 1960.
In questo arco di tempo, la Gran Bretagna giunse a dominare, direttamente o meno, un quarto delle intere terre emerse del Pianeta; la Francia, mezza Africa e l’Indocina; l’Olanda, l’Indonesia e il Belgio il Congo: in entrambi i casi, settanta e più volte i territori nazionali; la Germania ebbe la sua parte, perdendo tutto per la Prima guerra mondiale; l’Italia, nella massima espansione, ebbe Somalia, Eritrea, Libia, Rodi, Etiopia; e chissà chi si ricorda che, pur sconfitta nella Seconda guerra mondiale, mantenne dal 1950 al ’60 la Somalia.
Fu una gara tra Europei a conquistare territori, spesso obbligata da esigenze strategiche assai più che per il valore effettivo dei possedimenti, molto spesso discutibile o scarso.
Che c’entra Sandokan? Presto detto. Emilio Salgari (1862-1911) fu ricchissimo di fantasia, e con romanzi esotici ottenne successo, per quanto guastato da sfortuna e ingenua gestione del lavoro. Non fece politica, ma senza dubbio riflette una mentalità che, in Italia e anche in tutta Europa, può definirsi anticolonialista.
Ne troviamo tracce anche nell’alta politica britannica, titubante a infilarsi in avventure militari e politiche in aree lontanissime; ed è noto che Bismarck, il creatore dell’Impero di Germania, era contrario alle conquiste e a qualsiasi cosa potesse turbare la sua recente creatura. L’Italia si divise tra nazionalisti, che propugnavano le conquiste; e la “politica del piede in casa”, contraria a guerre coloniali.
Si aggiunse, nel Salgari, un riflesso dell’esotismo romantico, che, con poco realismo e molto fascino, rivestiva di nobiltà e bontà e persino democrazia i popoli detti allora “indigeni”. Del resto, Sandokan poteva apparire simile ai patrioti ottocenteschi italiani, una specie di Garibaldi. Ci fu anche un poco di italianità, nel Salgari, con la figura del Corsaro Nero.
Ora vedremo, da stasera 1 dicembre, il nuovo Sandokan, girato in buona parte in Calabria. Ottima notizia, questa, e che fa sperare in realizzazioni cinematografiche e televisive capaci di attirare l’attenzione sulla nostra terra, con evidenti risvolti di lavoro ed economia.
Mi piacerebbero film calabresi nel senso di ambientazione, possibilmente senza piagnistei e senza improbabili dialetti misti con i sottotitoli. Dei film normali.
Ce ne sarebbero, di tematiche: dalla commedia al dramma alla storia, per esempio i Normanni nell’anno dei Normanni, il 2027.
Restiamo in attesa?
Ulderico Nisticò