Sanità e Regione Ausonia


 Senza perdermi tra i numeri dei soldi, c’è un particolare interessante nell’accordo tra Emilia Romagna e Calabria, ed è che se un calabrese va a Bologna a curarsi, e a Bologna costatano che il malanno può essere trattato in Calabria, il paziente se ne torna indietro. Si tratta, secondo me, di deterrenza salutare, di fronte al rischio di perdere il viaggio.

Ma la Calabria offre servizi adeguati? C’è da soffermarsi a riflettere, e quindi meglio organizzare sia la sanità di alto e difficile livello, sia quella ordinaria. Servono, secondo me, poliambulatori (chiamateli come volete) per l’ordinario, e diffusi nel territorio; e pochi attrezzatissimi ospedali.

E qui torniamo al territorio. Le attuali Regioni meridionali, in specie Molise e Basilicata e Calabria, sono troppo piccole e spopolate per avere dovunque strutture adeguate. E se manterremo le attuali Regioni e Province, tutte ne vorranno una ciascuna.

Ecco un altro ottimo motivo per dar vita alla Regione Ausonia, mettendo assieme (assieme, non pateracchi burocratici) Molise Campania Basilicata Puglia Calabria. Ausonia conterebbe DODICI milioni di abitanti.

Detto questo, esaminiamo come organizzare Ausonia. Servono Province, intese come applicazioni locali alle decisioni “ausoniche”. Il Molise, sta bene così. L’attuale Campania va suddivisa in Napoli e Caserta (Terra di lavoro); Salerno e Cilento; Benevento e Sannio. L’attuale Basilicata, vasta ma poco popolata, può restare com’è. L’attuale Puglia, può essere ridisegnata in Capitanata, Bari, Salento. La Calabria torni le Due Calabrie. In questo progetto, i pennacchi non vengono presi in considerazione: gli uffici possono essere collocati in aperta campagna e in edifici nuovi, invece che in venerandi e scomodi palazzoni. Il capoluogo di Ausonia, come ripeto, va messo a Melfi, così stronchiamo lotte di campanile.

All’interno delle Province, i Comuni: ovviamente non gli attuali, come i 404 in Calabria, la massima parte piccolissimi e poveri. Nessuno me lo riconoscerà mai, e pazienza, ma sono stato per anni io solo a predicare accorpamenti: nel senso di conurbazione, non sinonimi.

Oggi abbiamo visto Corigliano-Rossano e Casali del Mango; e sentiamo persino una proposta di accorpamento tra Siderno e Locri, nemiche storiche; mentre una simile idea per Vibo e una per Cosenza hanno fatto la fine dei convegni tra Mancini e Drosi per accorpare Soverato e Satriano.

C’è un intervento della Regione: ebbene, venga applicata con autorità.

Ulderico Nisticò