Sanità in Calabria: ci voleva il virus?

 Il virus ha costretto la Calabria a dare un nome alle cose; e solo ciò che ha un nome, esiste. Nel nostro caso, però, non esiste, e voglio dire una sanità all’altezza della situazione.

 Dicono che nell’intero territorio regionale si contino 110 sale di rianimazione, un numero davvero esiguo anche in condizioni normali; e figuriamoci in stato di pandemia. Per quanto precede, tuttavia, se io fossi il commissario, mi farei un giretto tra le 110 sale, allo scopo di vedere con gli occhi miei se e quante effettivamente esistano, se e quante siano in efficienza; se è quante servono solo a giustificare un primario con relativo stipendione!

 Lo stesso per il sistema sanitario in genere. La Calabria arrivò a contare 42 tra ospedali e presidi ospedalieri promossi a ospedali dalla vanagloria e dai politicanti. Innumerevoli i primari; appena sufficienti i medici; nugoli di amministrativi, alcuni dei quali dalla carriera da Oggi le comiche.

 Per venire al nostro territorio, ecco Soverato; a 15 km, Chiaravalle; a 15, Serra; e poi Soriano, Pizzo, Vibo… Nella Piana, ce n’erano sette, a due passi uno dall’altro. Attrezzature e organizzazione, molto approssimative. L’ammalato serio, subito a Milano.

 A Milano trovava medici calabresi a iosa; e allora, dov’è la differenza tra un medico calabrese di Calabria e un medico calabrese di Milano? Eccola: che il medico calabrese di Milano usa e padroneggia strumenti del 2020; il medico calabrese di Calabria parla di “posti letto” come nel 1820, con relativi ricoveri e giardinieri, guardarobieri, barbieri, stallieri, archibugieri… e voti.

 E già, perché se è vero che la politica ha corrotto la sanità, è ancora più vero che la sanità ha guastato la politica; e che i medici, non fidandosi, si sono messi a gestire la politica in proprio.

 I vari commissari, a parte il loro scarso potere, e il dover rendere conto anche al sindacato dei portinai, sono stati mandati per sparagnare e non per ottimizzare: la differenza è immane. Ottimizzare significa spendere bene; sparagnare, è solo non spendere, e di conseguenza lasciare in degrado l’esistente.

 A proposito! Tutto questo è dovuto, in proporzione, ai seguenti signori: A. Guarasci, A. Ferrara, P. Perugini, A. Ferrara di nuovo, B. Dominijanni, F. Principe, R. Olivo, G., Rhodio, D. Veraldi, L. Meduri, A. Loiero, M. Oliverio di centrosinistra, e G. Nisticò, B. Caligiuri, G. Chiaravalloti, G. Scopelliti e Stasi di centro(destra). Su chi sia stato il peggiore, è in atto una dotta disputa: fate voi.

 Ora è il caso di ragionarci sopra, e quando sarà passata la buriana… speriamo… ripensare radicalmente la sanità in Calabria, con:

  1. Nomina di un commissario unico e solo e onnipotente;
  2. Decisione unica e sola su quali strutture conservare e quali no, fregandosene al massimo grado di ogni capriccio e piagnisteo;
  3. Ammodernamento brusco, cioè recupero di mezzo secolo di ottusi ritardi: chi ignora l’esistenza di laser, microcamere e altre cosette (in Giappone le vendono gli ambulanti e in Calabria paiono da film spaziali), se ne vada d’urgenza in pensione anticipata; lo stesso per chi è andato ai corsi di aggiornamento solo per fare spese con moglie o paramoglie;
  4. Come convincerli? Bastano un paio di ispezioni NON preavvertite, in dialetto “all’intrasatta”;
  5. Varie ed eventuali, ma subito.

 Estendendo il concetto, lo stesso metodo andrebbe applicato a tutto il resto della Calabria, a cominciare dalla cultura.

 Ci penserà la Giunta Regionale di centro(destra)… che forse nati natorum et qui nascentur ab illis vedranno, cioè i pronipoti. Intanto, l’ennesimo rinvio di oggi 18 marzo è la prova che a volte cade storta per diritta, e che non tutti i virus vengono per nuocere… a qualcuno.

 Tranquilli, se avesse vinto la sinistra, sarebbe stato lo stesso ridicolo teatrino, come fu nei cinque anni di Oliverio. È la Calabria, malata in corpo e anima, che ha bisogno di interventi chirurgici e spietati.

Ulderico Nisticò