Sanità in Calabria. La rinuncia del professor Gaudio ennesima pagina grottesca, patetica e indecorosa

La rinuncia del professor Gaudio all’incarico di commissario alla sanità in Calabria è l’ennesima pagina grottesca, patetica, indecorosa, scritta dal governo Conte sulla pelle dei cittadini calabresi.

È ormai chiaro oltre ogni ragionevole dubbio che quello che si consuma da giorni è un gioco di potere bieco e trasversale che nulla ha a che fare con il diritto alla salute di persone, uomini e donne, che quotidianamente partecipano loro malgrado alla lotteria della Covid-19 sperando di non rimetterci la pelle. Un gioco di potere che si consuma incredibilmente alla luce del sole, ad opera di chi, evidentemente, in nome dei propri interessi, a Roma come in Calabria, è disposto persino a perdere quel poco di faccia rimasta.

Per quanto ci riguarda, confermiamo la nostra netta e totale indisponibilità ad assistere passivamente a tutto questo. Abbiamo sostenuto sin dall’inizio l’ipotesi che fossero Gino Strada ed Emergency a farsi carico di restituire normalità funzionale e legalità operativa al servizio sanitario regionale. Un’ipotesi tutt’altro che peregrina in termini di professionalità e competenza, e in più sostenuta da più parti a livello sia locale, sia nazionale. Strada ha dichiarato la sua disponibilità ma il governo, con vari giochi e giochetti di prestigio, lo ha messo nelle condizioni di chiamarsi fuori.

Noi chiediamo che quella ipotesi rientri in campo pienamente, senza condizioni e infingimenti, con l’affidamento chiaro e trasparente dell’incarico di commissario a Strada, riconoscendogli la libertà di scegliersi lo staff di collaboratori.

È una richiesta, la nostra, sulla quale non intendiamo arretrare e per questo torneremo in piazza già da domani, mercoledì 18 novembre, con un nuovo drive-in nel parcheggio antistante la Cittadella Regionale di località Germaneto a Catanzaro.

Lanciamo un appello a tutti i calabresi che hanno liberamente condiviso l’idea di Gino Strada commissario alla sanità affinché, nel rispetto delle regole di sicurezza, si mobilitino su propri territori per far comprendere al governo che la Calabria non è un pascolo e i calabresi non sono un branco di pecore.

“SanaCalabria”