Non è solo un disservizio, è il ritratto di un sistema che sembra aver smarrito la propria missione costituzionale. L’ultimo caso di malasanità burocratica che scuote la Calabria ha il nome e il volto di Raffaele Fazio, un uomo che nella vita ha già pagato un prezzo altissimo come vittima della criminalità organizzata e che oggi, da pensionato al minimo, si ritrova a combattere contro un nemico altrettanto spietato: l’attesa.
Una diagnosi che non può aspettare
La vicenda è paradossale. Fazio, già operato a una gamba per l’inserimento di una protesi, soffre oggi di gravi complicazioni all’altro arto. Il quadro clinico è serio, tanto che il medico curante ha prescritto con urgenza un’ecografia diagnostica. L’esame è lo spartiacque necessario per decidere come intervenire ed evitare danni irreversibili.
Tuttavia, la risposta del CUP (Centro Unico di Prenotazione) è arrivata come una sentenza: maggio 2027. Quasi due anni di attesa per un accertamento che dovrebbe essere immediato.
L’affondo dell’associazione La Tazzina della Legalità: “Stato di dissesto profondo”
La denuncia arriva forte e chiara dall’associazione che segue il caso, definendo la situazione “assurda e intollerabile”.
”Ci domandiamo se sia tollerabile, in un Paese civile, attendere due anni per un semplice esame ecografico, con il rischio concreto che a quella data sia ormai troppo tardi. Qui siamo di fronte a una vera e propria negazione del diritto alla salute sancito dalla Costituzione.”
Il caso di Fazio diventa così il simbolo di una sanità pubblica in “profondo dissesto”, dove i cittadini più fragili – coloro che non possono permettersi di ricorrere alla sanità privata a pagamento – vengono lasciati soli di fronte alla malattia.
Nel mirino i vertici della Sanità: pronti all’esposto in Procura
La protesta non si ferma allo sdegno mediatico. È già partita una segnalazione formale indirizzata ai massimi vertici della sanità calabrese: il Presidente della Regione e Commissario straordinario, Roberto Occhiuto, e la Commissaria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Dulbecco”, Simona Carbone.
L’ultimatum è chiaro: in assenza di risposte immediate e di un intervento che garantisca a Raffaele Fazio il diritto di curarsi in tempi certi, la vicenda finirà sul tavolo della Procura della Repubblica.
“Quando lo Stato fallisce e i cittadini fragili vengono abbandonati, il silenzio diventa complicità”, conclude la nota dell’associazione. Una frase che pesa come un macigno su una gestione sanitaria che, tra commissariamenti e piani di rientro, continua a produrre liste d’attesa che somigliano sempre più a un addio alla prevenzione.