C’è un momento, nelle comunità vive, in cui le scelte contano più delle parole. È quello in cui si decide da che parte stare: se cedere all’indifferenza, alla paura, alla prepotenza — o se, al contrario, alzare la testa e costruire. A Santa Caterina dello Ionio, l’8 maggio non sarà una semplice data sul calendario, ma un segnale preciso: la cultura, quella vera, non arretra.
Nella sede di via Perdicari 19, negli spazi dell’ex scuola media, prenderanno forma due iniziative che parlano la lingua della libertà e della responsabilità civile: la presentazione dell’Istituto Aghia Soros e l’apertura della Biblioteca pubblica “Caterina d’Alessandria”. Un doppio evento che va ben oltre il valore simbolico. È un atto concreto, visibile, condiviso.
Perché la cultura non è un ornamento. Non è un lusso per pochi. È uno strumento di emancipazione, un presidio democratico, un antidoto all’ignoranza — e proprio per questo, storicamente, non è mai stata gradita a chi preferisce sudditi piuttosto che cittadini. Lo diceva già Socrate: il male nasce dall’ignoranza. E laddove si prova a spegnere la conoscenza, si tenta sempre di esercitare un controllo.
Eppure, la risposta che arriva da questa iniziativa è chiara: non ci si piega. Non si arretra davanti a pressioni, ostacoli o tentativi di scoraggiamento. La cultura autentica non si lascia intimidire, ne si ferma davanti alla prepotenza. Anzi, trova proprio in questi contesti la sua ragione più profonda.
L’Istituto Aghia Soros si propone come spazio di elaborazione, confronto e crescita. La Biblioteca “Caterina d’Alessandria” — già nel nome evocativo di una figura simbolo di sapere e libertà di pensiero — nasce come luogo aperto, accessibile, necessario. Un luogo dove leggere significa anche capire, scegliere, essere liberi.
Il programma dell’incontro, con interventi qualificati e momenti di dialogo, non è solo una presentazione formale, ma l’avvio di un percorso. Un percorso che mette al centro i libri, la memoria, l’identità e il futuro — parole che non a caso compaiono anche nell’immaginario evocato dall’evento.
C’è un messaggio che attraversa tutto questo: la cultura non si inaugura, si pratica. E quando una comunità decide di praticarla davvero, diventa più forte, più consapevole, meno ricattabile.
Santa Caterina dello Ionio, in questa occasione, manda un segnale che va oltre i propri confini. Non è solo l’apertura di una biblioteca. È l’apertura di uno spazio di libertà. E, in tempi in cui qualcuno prova ancora a chiudere porte, è una scelta che vale doppio. 