Santa Caterina Jonio – Codacons: “Risarcire cittadini per acqua non potabile”

“La tariffa da pagare deve essere ridotta del cinquanta per cento”.

Così il Codacons per i problemi idrici che in questi giorni hanno imposto al Sindaco di Santa Caterina dello Ionio di vietare l’uso dell’acqua perché non potabile.

L’associazione chiede al comune di disporre in favore dei cittadini la riduzione della tariffa in misura pari al 50 per cento, come previsto dalla normativa vigente.

Siamo dinnanzi un palese inadempimento da parte dell’Amministrazione comunale – sostiene Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons – che legittimerebbe, addirittura, il rifiuto di pagare il canone per tutto il periodo di non potabilità.

Di certo il Comune deve rispettare il DPR 236/88 (che dà attuazione alla Direttiva CE 80/778), e l’art. 13 del provvedimento CIP nr. 26/75, che sancisce che: “Nel caso di forniture … di acqua non potabile, i nuovi prezzi di vendita al consumo non dovranno superare il livello del 50% delle corrispondenti tariffe previste dal summenzionato provvedimento”.
Quindi le bollette vanno “tagliate” almeno del 50% per tutto il periodo in cui l’acqua rimarrà non potabile. Ma a far indignare il Codacons sono anche le puntualizzazione dell’Ente.
Non possiamo accettare che un Sindaco abbia a dichiarare che “tra i parametri di determinazione della tariffa non è previsto quello della qualità dell’acqua”.

Anche per questa ragione abbiamo ritenuto doveroso sollecitare l’intervento del Prefetto di Catanzaro perché un’affermazione del genere è di una gravità inaudita, atteso che i parametri per la determinazione della tariffa sono coefficienti mediante i quali si stabilisce un importo, appunto la tariffa, relativo alla fornitura di acqua potabile. E l’acqua con “coliformi” è tutt’altro che potabile !

Purtroppo l’Ordinanza del maggio scorso non è nuova. Anche lo scorso anno un provvedimento comunale aveva vietato l’uso dell’acqua fino a marzo di quest’anno.
Problemi non nuovi, quindi, che pesano sulle tasche dei Cittadini.

Secondo il Codacons, l’utente che non può usufruire dell’ acqua a fini alimentari, infatti, “va risarcito e gli vanno rimborsati anche tutti i costi sopportati per reperire scorte di acqua da utilizzare sia per bere che per l’igiene personale”.

Senza considerare, poi, chi esercita una attività commerciale – prosegue Di Lieto.
Bar, Ristoranti ma anche parrucchieri impossibilitati a svolgere la propria attività e per i quali s’impone un approvvigionamento anche per ragioni di emergenza sanitaria.

Per questi motivi il Codacons chiede un immediato incontro con l’Amministrazione comunale anche per ricevere chiarimenti in ordine agli interventi programmati per gestire la crisi idrica nonchè attestazione circa l’effettivo funzionamento del servizio di depurazione che dimostri l’effettiva fruizione dei Cittadini del servizio di depurazione. In caso di diniego o inerzia – conclude la nota del Codacons – si procederà a denunciare questa intollerabile interruzione del servizio pubblico di somministrazione di acqua potabile a tutela dei diritti di tutta la cittadinanza ingiustamente penalizzata dal grave disservizio.