Santa Eufemia di Spagna, ovvero la Calabria inetta


 Pubblicando ieri, 10 dicembre 2022, un articoletto, ho accennato a Santa Eufemia, paese spagnolo, i cui abitanti sono da sempre chiamati Los Calabreses, e la squadra di calcio e la marca dell’olio eccetera sono sempre “calabresi”. Non è una curiosa coincidenza, è proprio una memoria storica, che il paese sia stato fondato da trentatré cavalieri calabresi, il cui grido di guerra era Sant’Eufemia, che conquistarono un castello di Mori. Ciò avveniva regnando in Castiglia Alfonso VII detto l’Imperatore, quindi tra il 1126 e il ’57. Tutto molto verosimile, stanti i legami, anche di matrimoni, tra le dinastie iberiche e la dinastia normanna; e spero qualcuno sappia che la grande abbazia di Sant’Eufemia venne eretta da Roberto Guiscardo.

 Scoprì la Calabria di Spagna il mio compianto amico Angelo Iurilli, che, in compagnia di José Ramón Santos Español, studiava cose iberiche. Memore di antichi fasti sessantottini pisani, Angelo si rivolse a me; e intanto prendeva contatti con l’alcalde e le confraternite del borgo spagnolo. Io scrissi, anche su Soveratoweb, e attivai associazioni e amici.

 Uscì, a Santa Eufemia, con un mio articolo tradotto da Angelo, una bella pubblicazione che grondava calabresità in ogni pagina. Che successo, vero?

 Come andò a finire? Che qualche mio amico catanzarese ebbe l’infelicissima e fallimentare idea di rivolgersi alla Provincia – presidente Enzo Bruno, vice Marziale Battaglia – la quale Provincia parve, sulle prime, interessarsi alla cosa. Ovviamente, a parole.

 Dovevamo iniziare con una visita dell’alcalde spagnolo, che sarebbe stato ospitato, a prezzo di favore, da una struttura alberghiera di miei amici, e da qualche volenteroso ristoratore. Era, infatti, un’occasione davvero unica per valorizzare la storia calabrese e pubblicizzarci, invece dei soliti piagnistei e film in dialetto con sottotitoli.

 Da Santa Eufemia spagnola ci tempestano di richieste al fine di sapere come e quando partire e arrivare, e che fare. Alle mie continue sollecitazioni, la Provincia si comporta con il solito “Mo vidimu” della Calabria non di Spagna ma di Calabria, finché l’alcalde iberico non manda una lettera (la indirizzò anche a me, e ne ho copia), significando NON VOLERE AVERE PIÙ A CHE FARE CON NOI… no, con loro, con la Provincia, perché, nella lettera, bontà sua, escludeva dal suo rimprovero solo me.

 Ecco come miseramente finì la faccenda di Santa Eufemia di Spagna, con la solita figuraccia, questa volta a livello internazionale. Poi vi meravigliate che la Calabria è sempre l’ultima d’Europa?

Ulderico NisticòEufemia spagnola