A una settimana dal voto del 24 e 25 maggio, Satriano si presenta come un microcosmo delle contraddizioni che affliggono tanti piccoli centri del nostro Sud.
La campagna elettorale, più che un confronto su visioni e programmi, si è trasformata in un’arena di scontro personale, un regolamento di conti che rischia di lasciare la comunità ai margini delle decisioni che ne segneranno il futuro.
Eppure, oltre i veleni e le alleanze a sorpresa, emerge la necessità impellente di un cambio di passo, ispirato da quelle realtà calabresi che hanno saputo trasformare i problemi (come lo spopolamento) in un’opportunità di rinascita.
Una campagna elettorale di rotture e trasformismi.
Il quadro politico è una contesa a tre, nata dalle ceneri di un quinquennio amministrativo turbolento.
Da un lato, il sindaco uscente, che ha blindato la sua ricandidatura con un’operazione politicamente spregiudicata: l’’acquisto’ di un suo ex avversario del 2020, per anni uno dei suoi più strenui oppositori.
Una mossa che ha stupito molti, considerando le dure battaglie condotte da quest’ultimo su temi come il depuratore e la Trasversale delle Serre, per cui era arrivato a chiedere l’intervento del Prefetto per “grave violazione di legge”.
Dall’altro lato, il fronte dell’opposizione si è spaccato in due. La prima frattura è quella consumata all’interno della stessa maggioranza, con la rottura tra il sindaco e il suo ex vicesindaco, il candidato più votato nel 2020, oggi a sua volta candidato sindaco con una propria lista. Uno scontro frontale, alimentato da accuse reciproche e culminato in una campagna elettorale ad “alta tensione”.
La seconda candidatura alternativa è quella di un altro ex sindaco, sostenuto da una coalizione “anomala”, “sceso in campo all’improvviso e scompaginando il Movimento di giovani che da tempo lavorava a un progetto politico-elettorale.
In questo scenario dominato da dinamiche personali, il dibattito pubblico si è pericolosamente spostato “sul fango”, come denunciato da una candidata che ha annunciato azioni legali per le falsità circolate sui social. Insomma, un clima che distoglie l’attenzione dai veri nodi irrisolti del paese.
La realtà sociale: un paese in attesa.
Al di là della contesa politica, Satriano vive una condizione di attesa e di criticità diffuse, specchio di un più ampio “declino inarrestabile” dei piccoli centri del Sud Italia.
I programmi elettorali delle tre liste, letti in controluce, dipingono un quadro chiaro: un territorio ferito dal degrado, la fuga dei giovani, la spaccatura tra il borgo e la marina, e una macchina comunale percepita come distante.
Proposte per il futuro: lezioni da una Calabria che resiste.
La futura amministrazione, chiunque la guidi, non potrà limitarsi a gestire l’ordinario. La vera sfida è un “cambio di mentalità” che superi la visione locale per abbracciare un “disegno più ampio”.
Fortunatamente, non è necessario inventare tutto da capo. Altri borghi calabresi indicano una via percorribile, basata su principi chiari.
1. La Cultura come Motore di Sviluppo.
La prima lezione è che la cultura non è un costo, ma un investimento strategico. A Cittanova, un ex carcere è stato trasformato per ospitare la Scuola di Recitazione della Calabria, con l’ambizione di elevarla a livello universitario. A Sant’Agata del Bianco, la valorizzazione della figura dello scrittore Saverio Strati ha trasformato il paese in un museo a cielo aperto, una “rivoluzione estetica” fatta di murales e installazioni che attira turismo e nuova imprenditorialità.
Satriano deve trovare la sua unicità e costruirci sopra un progetto. L’idea del “Borgo della longevità”, citata in uno dei programmi, è un ottimo punto di partenza, ma deve evolvere da slogan a progetto concreto: un centro studi sull’invecchiamento attivo, un polo di turismo del benessere, un’identità forte su cui investire.
2. Dal basso: la Comunità come Protagonista.
La seconda lezione è che “nessuno verrà a salvarci”. La rinascita non può essere calata dall’alto. Come dimostrano le esperienze di Pentedattilo e Bova, il cambiamento parte dal coinvolgimento attivo dei cittadini, perché “il miglior sindaco del mondo, se resta solo, non può cambiare nulla”.
La nascita a Satriano del movimento “Viviamo Satriano” (peraltro, poi ‘sfiancato’ e boicottato dall’esterno), con le sue “interessanti idee e proposte” è stato un segnale di un’energia civica che va coltivata, non strumentalizzata.
La futura amministrazione dovrà creare strumenti di partecipazione reale: consulte tematiche (cultura, ambiente), patti di collaborazione per la cura dei beni comuni, sostegno attivo alle associazioni.
3. Oltre il Campanilismo: la Forza della Rete.
La terza lezione, forse la più difficile, è la necessità di “alzare leggermente lo sguardo” e capire che “nessun paese, oggi, può bastare a se stesso”. Le grandi sfide – tenuta demografica, servizi, infrastrutture – sono sovra-comunali. La futura classe dirigente dovrà avere il coraggio di “rinunciare a una parte di autosufficienza apparente per guadagnare in efficacia reale”.
Il progetto del Porto Satriano-Soverato è l’esempio perfetto: non può essere un’iniziativa solitaria, ma il frutto di un dialogo costante e costruttivo con i comuni vicini, gli Enti sovracomunali, la sana imprenditoria. La collaborazione non è una concessione, ma una condizione per lo sviluppo.
4. Una Visione Strategica: Piantare Alberi per il Futuro.
Infine, serve una visione che vada oltre il ciclo elettorale. Come ha detto il vicesindaco di Bova, è necessario “piantare qualcosa per chi verrà dopo”. I grandi progetti in cantiere – Porto, Depuratore, Asilo, Strade – non devono essere solo opere da inaugurare, ma leve per uno sviluppo duraturo.
L’esempio di Cerisano è illuminante: da comune in dissesto, ha intercettato fondi PNRR non solo per restaurare un palazzo, ma per finanziare con contributi a fondo perduto l’apertura di B&B e attività commerciali, creando un’economia indotta.
La futura amministrazione di Satriano dovrà fare lo stesso: intercettare fondi regionali come quelli del progetto “Ripopola Calabria” e legare ogni grande opera a benefici tangibili per l’occupazione locale e la piccola imprenditoria.
La scelta del 24 e 25 maggio non è solo tra tre candidati.
È la scelta (che devono fare sia i cittadini che gli stessi candidati), tra due modelli di futuro:
continuare a guardarsi l’un l’altro con sospetto, impantanati in faide personali;
oppure alzare lo sguardo, imparare da chi ce l’ha fatta e iniziare a costruire, insieme, una Satriano che non si limiti a sopravvivere, ma che torni a vivere.
Avv. Mimmo Calabretta