Satriano al voto tra amministrative, referendum e quel meglio che non c’è

Le ormai imminenti elezioni amministrative, comunque andranno, porteranno alla chiusura di un periodo – ahinoi troppo lungo – di gestione commissariale del comune di Satriano.

In queste ultime settimane di campagna elettorale è andato in scena uno spettacolo, a volte interessante, il più delle volte deprimente, che con il suo strascico di attacchi personali e pochezza di visioni di futuro ha messo in risalto un livello di proposte sicuramente inadeguato alla sfida che il già citato periodo commissariale imponeva. Nulla è mancato in queste settimana di campagna elettorale ma un solo grande assente: il referendum.

E sì, perché il 20 e il 21 settembre oltre alla scheda per le amministrative ci verrà consegnata la scheda che fa riferimento al quesito referendario sulla riduzione del numero dei parlamentari. Il referendum confermativo, in prima istanza previsto per marzo e poi slittato a causa del coronavirus, si è reso necessario in quanto la riforma costituzionale non ha visto il parere favorevole della maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna camera.

In caso di vittoria del sì il numero dei parlamentari passerebbe dagli attuali 945 (camera e senato) ad un totale di 600 con una riduzione di circa il 36,5 %. Andando nel dettaglio, analizzando la situazione in cui si verrebbe a trovare la Calabria concentrandoci ad esempio sul numero dei senatori: la Calabria passerebbe dagli attuali 10 seggi ai futuri 6, con una decurtazione della rappresentanza a Palazzo Madama pari al 40 % con una popolazione media per ogni seggio di 326.508 persone, secondo dato più alto in tutto il Paese.

Le ragioni del sì fanno perno essenzialmente su due questioni: il risparmio per le casse dello stato e una maggiore efficienza della macchina statale nel suo organo legislativo. Analizzando però i dati reali viene però facile smascherare il trucco: si parla di abbattimento dei costi del parlamento ma di che risparmio stiamo parlando? Più analisi confermano che il risparmio effettivo per le casse dello stato si aggirerebbe intorno ai 70-80 milioni di euro all’anno. Poco più del costo di un caffè all’anno per ogni cittadino ma a che prezzo?!

La teoria che, invece, si concentra sull’analisi degli effetti positivi che il minor numero di parlamentari avrebbe sul funzionamento della macchina parlamentare rendendola più snella e veloce è ancora più fragile della precedente: il sistema bicamerale rimarrebbe inalterato con tutta la lentezza e le distorsioni di cui il doppio passaggio parlamentare è spesso gravido.

La realtà è che la riforma costituzionale di cui si discute non è altro che frutto della tracotanza populista che in questi anni ha autoalimentato uno scollamento tra eletti ed elettori e che ha portato all’avversione per il merito, la competenza e la preparazione producendo lo spettacolo penoso che è sotto gli occhi di tutti.

In questi lunghi e “avvincenti” giorni di campagna elettorale ci saremmo aspettati una sensibilità maggiore verso un tema di così dirompente importanza, ce lo saremmo aspettati anche a Satriano e ce lo saremmo soprattutto aspettatati dai tanti che si affannano a incuneare la propria proposta in continuità con esperienze e ideali politici della più o meno recente storia repubblicana. E invece niente di tutto ciò, il nulla.
Crediamo che sia a livello nazionale che a livello locale la vera priorità, la vera urgenza sia essere rappresentati meglio e non meno… ma niente, anche stavolta, il meglio può aspettare.
Noi diciamo no!
Buon voto, Satriano!

Comitato “scegliere meglio, non scegliere meno”
Alessandro Catalano, Enrico Iaccino