Scivoloni della cultura di destracentro


Premessa: sto parlando di cultura e basta; nulla a che vedere con la politica generale o con l’aver votato e intendere votare; o con tessere, datosi che la mia ultima, quella del MSI-DN, è scaduta, senza seguito, il 31 dicembre 1994. Come passa il tempo!

Sono ben noti i casi Venezi e Buttafuoco; ora ci mancava il lapsus di Valditara. Un lapsus capita a tutti, però quello del ministro è bello grosso. C’è di peggio, come l’attacco ai Promessi Sposi e la riduzione della Divina Commedia, a vantaggio di recenti autori che davvero non sono Manzoni e Dante, però sanno di politicamente corretto.

Politicamente corretto a destra? Mai al mondo: di centro. Del resto, una politica culturale di destra, semplicemente non esiste. Avete visto per caso un film di destra? L’unico che poteva esserlo, inizia con i sommergibilisti, e subito dopo diventa una specie di pubblicità per le ong. Quello sui confini orientali, non lo ha visto nessuno. Romanzi di destra? Non se ne parla. Anche il tentativo di spacciare il sì di Sanremo per un sì al referendum, semplicemente non era lo stesso sì; e intanto il destracentro riusciva, mettendosi d’impegno, a perdere un referendum vinto in partenza.

Poi dite che uno fa il nostalgico della giovinezza perduta! Quando la destra era povera gente, e perseguitata e derisa, la cultura regnava, eccome. Eccovi un elenco di riviste e fogli non solo esistenti e circolanti, ma dico soprattutto di ottimo livello: Adsum, Alfiere, Altra voce, Antibancor, Area, Borghese, Candido, Contea, Controrivoluzione, Identità, Italia, Italiani, Italiano, Linea, Meridiano Sud, Orientamenti, Pagine Libere, Quaderni di Avallon, Secolo, Tabula rasa, Terra degli avi, Traditio… E come dimenticare Il bagaglino? Persino troppo. Oggi c’è solo il Secolo on-line.

Quindi non è che manchi a destra la cultura; manca ogni organizzazione della cultura; e se qualcuno si dà da fare, lo fa a titolo personale, molto, molto personale come Buttafuoco, o “in medio stat virtus” come Veneziani. Fine dell’elenco 2026.

Veniamo ora un pochino alle nostre periferiche cose calabresi. La politica culturale della Regione Calabria è quasi zero dal 1970 (sinistra, centrosinistra, centro[destra]), e zero con Occhiuto 1 e con Occhiuto 2. Nella Giunta Occhiuto 2, assessore alla Cultura è lo stesso Occhiuto, quindi opera… no, scusate il LAPSUS, non opera dallo scorso ottobre, mesi sei abbondanti. Attività culturali, zero.

A proposito: è stata nominata una Cabina di regia della cultura; ciò è accaduto il 26 aprile, e oggi siamo all’8 maggio senza che la Cabina abbia dato alcun segno di culturale vita. Aspettiamo?

Riassunto: se la cultura è ancora in mano alla sinistra e annessi, la colpa è della destra.

Ulderico Nisticò