Se guerra in Libia dev’essere, guerra sia

fronte_guerra_libia Si dice con insistenza che faremo la guerra in Libia. Espressione gravemente inesatta: siccome l’art. 11 della costituzione ci vieta la guerra, noi la faremo lo stesso, però chiamandola con qualche nome politicamente corretto; “noi”, chi? Pare che l’Italia avrà la guida della come-la-volete-chiamare, e di ciò mi fido per due ragioni: la prima, che la Libia è di fronte all’Italia; l’altra, che quando l’Italia entra in guerra (o sinonimi), di solito la sa fare; magari la perde come nel 1943 e definitivamente nel ’45, ma non vuol dire: hanno perso anche Annibale, Napoleone, Hitler, gli Americani in Vietnam… abbiamo perso anche in Somalia, però fu colpa degli Americani.

 È inesatto anche parlare di Libia: ci sono due sedicenti governi, e un centinaio di tribù.

 Se guerra dev’essere, ma guerra sia, e che obbedisca alla regola aurea di una guerra seria: Presto e bene. Presto, perché se passa tempo le cose si complicano, tipo Seconda guerra mondiale, iniziata da Londra e Parigi per negare alla Germania Danzica, e finita regalando a Stalin l’intera Polonia. In sette anni, ne succedono di cose… Perciò, presto. Bene, come è ovvio, vuol dire, in latino, “debellare”, cioè togliere al nemico ogni capacità di combattere nel presente e per l’avvenire.

 Presto e bene, come si fa? S’individua il nemico, lo si colpisce… Come lo si colpisce? Non con dei comodi bombardamenti aerei, magari con droni: il califfo libico non ha industrie, città, mercati da distruggere con il mezzo aereo… Non ha strade: l’unica sarebbe la Via Balbia del 1938 XVI, ma l’hanno lasciata mangiare dalla sabbia. Mi spiace informarvi, ragionando da polemologo, che questa guerra si deve fare per terra, l‘uomo contro l’uomo; e noi italiani siamo bravi, in questo genere di cose. E abbiamo una virtù specialissima: certe cose, una volta fatte, non le andiamo a raccontare in giro. O secondo voi pensate che abbiamo occupato due volte l’Albania, e stiamo in Afghanistan e Bosnia o in Libano con le mani in mano? Però, non c’è mica bisogno di una conferenza stampa, tutte le volte che ci scappa un colpo!

 Insomma, se la guerra in Libia la comanda l’Italia, sarà bene e presto. Se proprio volete un’alternativa, un generale americano, di quelli amerikani. L’importante è che non ci siano tra i piedi i governi francese e inglese, sempre troppo legati a qualche interesse di soldi. Anche i nostri politici, ma si contentano di tangenti.

 Non piangete, pacifisti: c’è una sola cosa peggiore di fare la guerra, ed è non farla quando è necessario.

Ulderico Nisticò

 

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