Separazione delle carriere e altre riforme della Giustizia


 Manca una lettura al Senato (con o senza rissa da bettola!), e passa la fase parlamentare della separazione delle carriere. Passa perché la maggioranza è netta e compatta. Ci vorrà un referendum… e se io volessi dare un consiglio alle opposizioni, ebbene è di non buttarla in politica e presentare la cosa come fosse un sondaggio contro il governo: l’ultima faccenda del genere è finita, per la sinistra, 28 a 72!!! Se mai, parli di Giustizia.

La riforma delle carriere è utile, tuttavia non basta. A mio modestissimo parere, tutto deve iniziare da una riflessione diciamo così ideologica: la Giustizia deve tornare nei suoi limiti, che invece sono stati palesemente superati a partire dagli anni 1970-80, a colpi di giudici che volevano “rivoltare l’Italia come un calzino”, e giudici che “combattono”; per finire a giudici divisi in partiti, e nemmeno di nascosto e tra quattro amici al bar, bensì pubblicamente come fosse un fatto normale. E invece, sempre a mio parere:

– Tutto l’apparato della Giustizia deve tornare a fare l’apparato della Giustizia, lasciando a chi di competenza la politica e la morale e la religione; e tanto più la divisione in correnti.

– Dilagano mari, oceani di leggi, e uno di questi giorni qualcuno si ricorderà (voi vi ricordate?) dei bollini rossi con la velocità da mettere dietro le auto; e giù multe a chi non ce l’ha, a cominciare da me.

– Le infinite leggi, peggio ancora, sono, a norma di legge, tutte uguali, quindi qualsiasi lite di condominio e pianerottolo intasa i tribunali con lo stesso peso e con lo stesso impiego di tempo e risorse di reati seri.

– La Cassazione non è un terzo grado di giudizio, è solo un controllo di legittimità. L’Italia brulica di avvocati cassazionisti, e che non vedono l’ora di adire la Cassazione, la quale non vede l’ora di essere adita!

– Aggiungete mucchi di indefinite corti e tribunali internazionali e mondiali, le cui regole non sono state scritte certo da Numa Pompilio e da Giustiniano, ma da sfaccendati ideologi a ruota libera; e i governi hanno firmato pensando fosse solo per la foto di gruppo, e invece ogni tanto se ne ricorda qualcuno. Consiglierei al governo Meloni una ricognizione di quanto firmato dagli anni 1950 a oggi, con eventuale ritiro della firma.

– Eccetera.

Alla fine della fiera, e ripeto, non si tratta di riformare la Giustizia, si tratta di cancellare le riforme striscianti e l’allargamento di spazi della Giustizia, e ricondurre la Giustizia a terzo potere. Terzo, e non superpotere.

Ulderico Nisticò