Corre voce che Serra San Bruno stia proponendo di tornare in Provincia di Catanzaro. Iniziamo con un po’ di storia, quando Filippo II individuò nel Regno queste Province: Terra d’Otranto; Terra di Bari; Capitanata; Molise; Terra di lavoro; Principato Citra e Ultra; Basilicata; Calabria Citra e Ultra.
Se consideriamo anche gli Abruzzi, c’erano Citra e Ultra. Le due Calabrie Citra (di qua) e Ultra (di là) erano delimitate dal fiume Neto. La sede della Regia Udienza e del Preside era Catanzaro, trasferita da Reggio dopo il saccheggio turco del 1594.
Nel 1816, istituito il Regno delle Due Sicilie, Ferdinando I ridisegnò le Province, e la Calabria venne divisa in tre: Calabria Citra (Cosenza), Calabria Ultra Prima (Reggio), Calabria Ultra Seconda (Catanzaro). Sono le Province che abbiamo conosciuto prima del 1994, quando nacquero Crotone (KR) e Vibo Valentia (VV).
Intervennero nella decisione fattori politici e di richieste locali, con scarsissima attenzione alla geografia reale. Sarebbe stato logico che Crotone si estendesse verso la Sila, con S. Giovanni in Fiore, e a nord almeno fino a Cariati.
Ma guai a toccare anche un centimetro quadrato di Cosenza, Provincia che da sola è un terzo della Calabria, e in cui troviamo realtà del tutto avulse una dall’altra come Amantea e l’oggi Rossano-Corigliano.
Quanto a Vibo, altro non si fece che disegnare la circoscrizione giudiziaria, risalente ai tempi di Murat. Ecco perché con Vibo si trovano Serra e i Comuni vicini, e persino Nardodipace che si affaccia sullo Ionio di Caulonia.
Nel frattempo, in tutta Italia, si assistette a uno strambo andirivieni di abolizione e recupero delle Province!
Entrambe le Province di KR e VV versano in condizioni precarie, soprattutto per la viabilità. E non scordiamo che le circoscrizioni elettorali sono rimaste quelle di Catanzaro.
Veniamo a Serra e dintorni. Storicamente, Spadola, e in seguito Serra, inclusa la Certosa, si trovavano, almeno dall’XI secolo, tra Stilo e Squillace; e le grange dei Cistercensi e Certosini erano a Gasperina, Montauro, Montepaone, Gagliato, Davoli, S. Andrea; ed è interessante la mappa della Lacina e delle comunicazioni a piedi o con bestie da soma: i “violi”…
E il territorio è nell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, e non in Diocesi di Mileto. Già oggi, nonostante lungaggini e sentenze e rinvii, la Trasversale consente di raggiungere agevolmente lo Ionio.
Ci sono dunque ottimi motivi per sostenere la tesi di un ritorno del Serrese a Catanzaro.
Ulderico Nisticò