Sfruttamento in 5 supermercati, chiuse le indagini per 10 persone [NOMI]


Retribuzioni inadeguate, o comunque insufficienti rispetto alla quantità e qualità del lavoro svolto (4,00 euro all’ora, a fronte di una prestazione di attività lavorativa di oltre 50 ore a settimana) parte della retribuzione sottratta (con restituzione in contanti) dietro la minaccia del licenziamento e facendo leva sullo stato di bisogno dei dipendenti.

La Procura di Catanzaro ha chiuso le indagini nei confronti di dieci personefisiche e due società nell’ambito dell’inchiesta, condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, sullo sfruttamento dei lavoratori in cinque supermercati riconducibili a Paolo Paoletti, distribuiti tra Montepaone, Soverato e Chiaravalle Centrale.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, circa 70 lavoratori sarebbero stati sfruttati, senza contare due dipendenti che sarebbero state spiate sul luogo di lavoro e coloro che hanno dovuto dichiarare i falsi infortuni.

Nove indagati sono accusati di associazione per delinquere improntata all’intermediazione illecita, allo sfruttamento del lavoro, estorsione, falsità ideologica e favoreggiamento reale.

In sostanza, Paolo Paoletti è considerato il «capo promotore» dell’associazione per delinquere. Avrebbe effettuato in prima persona i colloqui con i lavoratori imponendo le condizioni di sfruttamento. Avrebbe, tra le altre cose, coordinato le attività di Panariello, Valentino e Rizzuto nella redazione falsificata dei contratti e delle buste paga, volte a mascherare le reali condizioni dei singoli dipendenti. Avrebbe illecitamente monitorato l’attività dei lavoratori, costringendo, tra l’altro, coloro che avevano subito infortuni sul lavoro a dichiarare ai sanitari che si trattava di incidenti domestici o che la dinamica dell’incidente era diversa da quella reale.

Retribuzioni inadeguate, o comunque insufficienti rispetto alla quantità e qualità del lavoro svolto (4,00 euro all’ora, a fronte di una prestazione di attività lavorativa di oltre 50 ore a settimana) parte della retribuzione sottratta (con restituzione in contanti) dietro la minaccia del licenziamento e facendo leva sullo stato di bisogno dei dipendenti.

La Procura di Catanzaro ha chiuso le indagini nei confronti di dieci personefisiche e due società nell’ambito dell’inchiesta, condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, sullo sfruttamento dei lavoratori in cinque supermercati riconducibili a Paolo Paoletti, distribuiti tra Montepaone, Soverato e Chiaravalle Centrale.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, circa 70 lavoratori sarebbero stati sfruttati, senza contare due dipendenti che sarebbero state spiate sul luogo di lavoro e coloro che hanno dovuto dichiarare i falsi infortuni.

Gli indagati
Ad avere ricevuto notifica della chiusura indagini sono:

Antonio Citriniti, 52 anni, di Catanzaro;
Vito Doria, 61 anni, di Satriano;
Vittorio Fusto, 57 anni, di Girifalco;
Paolo Giordano, 53 anni, di Catanzaro;
Tiziana Nisticò, 56 anni, di Satriano;
Maria Teresa Panariello, 49 anni, di Avellino;
Paolo Paoletti, 59 anni, di Soverato;
Rosario Martinez Paoletti, 27 anni, di Soverato;
Giorgio Rizzuto, 38 anni, residente a Catanzaro;
Anna Valentino, 53 anni, di Soverato;
le società Food & More srl e Paoletti spa.

L’associazione per delinquere
Nove indagati sono accusati di associazione per delinquere improntata all’intermediazione illecita, allo sfruttamento del lavoro, estorsione, falsità ideologica e favoreggiamento reale.

In sostanza, Paolo Paoletti è considerato il «capo promotore» dell’associazione per delinquere. Avrebbe effettuato in prima persona i colloqui con i lavoratori imponendo le condizioni di sfruttamento.

Avrebbe, tra le altre cose, coordinato le attività di Panariello, Valentino e Rizzuto nella redazione falsificata dei contratti e delle buste paga, volte a mascherare le reali condizioni dei singoli dipendenti.

Avrebbe illecitamente monitorato l’attività dei lavoratori, costringendo, tra l’altro, coloro che avevano subito infortuni sul lavoro a dichiarare ai sanitari che si trattava di incidenti domestici o che la dinamica dell’incidente era diversa da quella reale.