Si può fare storia in Calabria…

…senza piagnistei e senza politicamente corretto, e senza per forza morti di fame inciviliti da maestra nordica di bell’aspetto. Perciò si possono fare anche cinema, teatro, spettacolo vario, libri…

 Qui ci vuole una lezioncina di critica letteraria generica. Ragazzi, se dalla letteratura togliamo la guerra e gli amori sbagliati… ve l’ho già detto, mi pare: resta la Vispa Teresa, a parte le due versioni goliardiche.

 Seconda lezione: la letteratura, e quindi il teatro e cinema e musica etc, non sono il “contenuto”, molto spesso banale, ma la forma. “I’ mi son un che, quando / amor mi spira, noto; ed a quel modo / che ditta dentro vo significando”.

 Quando, cioè non prima né dopo l’ispirazione, ma nell’impeto; e poeta nascitur, cioè uno è poeta o non lo è.  Ma la forma, la forma s’impara.

 Per esempio, com’è che un autore di teatro impara la forma di un’opera? Ma guardando il pubblico: se è attento, rapito, emozionato, vuol dire che ci siamo; se invece la gente sbadiglia mentre un attore raccomandato blatera un pistolotto politicamente corretto e buonista, vuol dire che è sbagliato il testo.

 Il testo sbagliato e raccomandato, ovviamente sarà pubblicizzato da RAI Calabria, riceverà un premio (€€€) durante la Sagra della Frittola… Ma resta un testo sbagliato, e dopo un poco incarta gli sgombri come gli Annali di Vatinio.

 Ecco dunque quello che sempre ci mancò in Calabria, la critica letteraria. Peggio, la critica storica; donde l’immagine cupa e noiosa della quattro o cinque volte millenaria vicenda della nostra terra; che vide le solite storie di tutti gli altri popoli, solo che gli Inglesi le raccontano tra epica e ironia, i Francesi con nazionalismo, i Tedeschi con fantasia, i Fiorentini in versi infernali; e noi o non le raccontiamo affatto, o è un lacrimatoio.

 Ci servirebbe un filmone epico, per esempio sui Bronzi… Bronzi che, a mezzo secolo dalla scoperta, ancora si chiamano A e B come i moduli dell’INPS; o sui Normanni, come sto mandando io in giro del teatro; o sui briganti, possibilmente non spacciati per sindacalisti; o sui Ruffo; sui Pepe; su Murat; su Filangieri; su Michele Bianchi… uh, potrei continuare fino a domani.

 Servono:

  • soldi, ma se il film è bello, tornano subito sotto forma di spettatori;
  • soggetto e sceneggiatura: e qui so io di chi mi fido;
  • regia, rigorosamente escluso Muccino, che fa solo bignè e cioccolatini, e manco il pagatissimo spot;
  • luoghi…

 Sì, ma a chi glielo vado a raccontare?

Ulderico Nisticò