Si vendica della ex maltrattando il figlio di 8 anni, arrestato nel soveratese un dipendente regionale

Era già stato arrestato dai carabinieri nel 2020, mentre stava aggredendo l’ex compagna, finito una prima volta nel calderone della Procura per stalking e lesioni personali nei confronti della donna, minacciata di morte, schiaffeggiata e presa a pugni, afferrata per il collo per motivi di gelosia e perché la fine di quella storia di amore non riusciva proprio a mandarla giù.

Un’inchiesta, che ha poi portato un dipendente regionale del Soveratese, con divieto di avvicinamento alla casa familiare, a processo. Oggi un nuovo arresto, questa volta per aver maltrattato il figlio di otto anni, per averlo sottratto alla mamma, “reo” per mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice e per calunnia. Sono stati i carabinieri della Compagnia di Soverato a dare esecuzione ad un’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari vergata dal gip del Tribunale di Catanzaro Maria Cristina Flesca nei confronti dell’indagato a cui è stato imposto il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione, di comunicare con qualsiasi mezzo anche telematico con persone diverse da quelle che con lui coabitano o che lo assistono.

“Strumento inconsapevole della gelosia del padre”

Un figlio oggetto, strumento inconsapevole della gelosia del padre, usato in modo ossessivo per monitorare la ex, impedendogli di avere un rapporto con sua madre e i nonni materni. Il padre non avrebbe perso occasione per mettere in cattiva luce la mamma davanti al figlio, denigrata e dipinta sempre con accezioni negative, come colei che era incapace di accudire il figlio o che usciva di casa lasciando solo il bambino, circostanze non corrispondenti al vero a detta del gip, e per di più lui costringeva il piccolo a fornire continue informazioni sulle persone frequentate dalla mamma e sui suoi spostamenti.

Vessazioni psicologiche che hanno comportato, secondo quanto riportato in ordinanza, un forte disagio nel minorenne, aggravato dal fatto che il suo papà per dispetto gli impediva di andare a scuola nei giorni in cui doveva andare a prenderlo la madre, (in base a quanto previsto dal giudice del Tribunale in tema di affidamento, eludendo lo stesso provvedimento del giudice).

Le vendette

Gli avrebbe reso impossibile un sereno rapporto con le insegnanti e ne avrebbe sminuito il ruolo educativo: “spingeva il bimbo a credere di essere libero di sottrarsi alle regole scolastiche e al percorso educativo, tanto che si rivolgeva alle insegnanti con frasi del tipo ‘non mi potete obbligare. Per mera vendetta avrebbe assecondato il figlio anche quando raccontava fatti inverosimili, distorcendo il senso degli eventi: come quando riferiva che la madre lo avrebbe colpito con un bollitore in testa o che la maestra gli avrebbe girato il polso. Avrebbe sottoposto il bimbo a continue registrazioni delle conversazioni e delle telefonate facendogli intendere che si trattava di un modo per riportare agli altri i fatti, tanto che il piccolo riferiva ad una compagna di classe che lui fa un gioco che consiste nel dover registrare tutto per poi riferirlo. Una serie di situazioni che avrebbero creato nel minorenne una visione distorta della realtà al punto da confidare alla maestra di essere confuso: “sento che ho qualcosa dentro che non mi fa stare bene, ma non so cosa sia”.

“Un figlio usato per controllare la sua ex compagna”

Un figlio usato per controllare la sua ex, mettendole contro il figlio, sporgendo denuncia contro di lei per aver maltrattato il minore pur sapendola innocente. “L’indagato ha dimostrato un totale disinteressamento nei confronti dello sviluppo psico- fisico del minore (…) per fini vendicativi. Un elemento certo cui ancorare – scrive il gip nel provvedimento – la pericolosità sociale e il gravissimo rischio di reiterazione del reato”. Il pm Graziella Viscomi, che ha individuato come parti offese la madre e il figlio difesi dagli avvocati Anna Marziano e  Valentina de Pasquale, aveva chiesto il carcere per l’uomo, ma il gip pur accogliendo in pieno le argomentazioni della Procura ha ritenuto gli arresti domiciliari una misura cautelare idonea data l’incapacità mostrata dall’indagato di contenere il proprio impulso a delinquere”.

Un capitolo giudiziario iniziato con la denuncia per maltrattamenti da parte del padre e che ha portato i carabinieri della Compagnia di Soverato allora guidati dal comandante del Norm, il tenente Luca Palladino, delegati alle indagini, a ribaltare la versione dei fatti riportata dall’uomo, che da parte offesa è diventato indagato e destinatario di una misura cautelare. (Gabriella Passariello – Calabria7.it)