Si vota a Catanzaro

 Si vota anche a Soverato, ma la circostanza non m’ispira speciali considerazioni. Le elezioni comunali di Catanzaro, invece, suscitano da una parte una certa ironia; dall’altra delle più serie riflessioni.

 L’ironia, che però ormai si estende a tutta Italia, è che i partiti sono ormai solo sigle e porte girevoli. Ma lo sono almeno dal 1990. E siccome ognuno piange i guai suoi, dovrei narrarvi le buffe e tristi cronache di un Movimento Sociale che, dopo aver stravinto le elezioni politiche del 1994, si suicidò di massa nel 1995 come i lemming artici, diventando Alleanza Nazionale (tra i suoi punti di riferimento, Pasolini Gramsci De Gasperi… ahahahahah), la quale AN prima si fuse con Forza Italia, poi sparì nel nulla eterno, e oggi credo che il 70% dei lettori del 2022 non se ne ricordi la misera esistenza.

 Ma non è che gli altri stiano meglio; e, ancora peggio del peggio, se nel 1990 c’erano una decina di partiti, oggi non si contano più.

 Partiti? Apparati, generali… no, caporali senza truppa. Iscritti, zero; sedi, non ne parliamo…

 Idee e ideologie? Ma se io domattina, colto da ubriachezza molesta, volessi iscrivermi a un qualsiasi partito (trovando a chi chiedere la tessera: ahahahah!), tutto mi domanderebbero tranne cosa ne penso su qualsiasi cosa; anche perché quelli che dovrebbero chiedermelo, a loro volta non pensano. Ecco cosa succede nei partiti sigla, dove ci sono tanti ufficiali e nessun soldato; ufficiali, non si sa nominati come.

 Cosa c’entra tutto questo con Catanzaro? C’entra, eccome, perché Catanzaro non è sul pianeta Marte, ma in Italia; e anche lì si verificano, palesemente, gli stessi fenomeni.

 Di conseguenza, l’unico problema che, in attesa delle elezioni, sembra interessare, e anche poco, è “chi”, e mai “perché”; mentre la politica nobilmente intesa dovrebbe essere, in quest’ordine, fede filosofia idea ideologia organizzazione, e poi, solo poi, le persone.

 Se io fossi un elettore di Catanzaro, poco mi curerei di “chi” e delle persone, ma mi porrei queste problematiche e domande:

– La città sta perdendo, ormai da decenni, la sua natura burocratica; e quindi la sua funzione di attrazione di persone della provincia, o, come capoluogo, della Calabria.

– Qual è l’economia di Catanzaro?

– Gli uffici regionali sono decentrati, e non poteva essere diversamente; ed essi stessi sono difficili da raggiungere, come mostra il patetico caso della “nuova” stazione deserta e in degrado.

– L’università non costituisce, per gli studenti, un punto di riferimento per incontri e scontri e amori e goliardate e formazione di opinioni; e dopo le lezioni, c’è l’horror vacui.

– Per la sua natura topografica dal mare alla Presila, Catanzaro annovera alcuni non dico quartieri, ma mucchi di case prive di ogni identità; e fatti nascere in spregio di ogni scienza urbanistica e sociologica: tetti sopra la teste, e basta.

– Eppure, Catanzaro è una città calunniata dai suoi stessi abitanti, mentre ha un’importante e semisconosciuta storia politica, economica e culturale; e un patrimonio d’arte interessante, per quanto disseminato e scarsamente censito; e musei; e una ricchissima biblioteca comunale; e un quartiere Lido con una sua vivacità. Ma tutto questo pare non costituire una rete, anzi ogni gruppo si fa le cose per conto suo, chiuso agli altri.

 Ecco, se io fossi un elettore catanzarese, chiederei tutte queste cose a “chi” si candida. A oggi, 21 aprile, nessuno ha detto niente a quei propositi. E tra venti giorni al massimo si devono presentare le liste; e il 12 giugno si vota.

Ulderico Nisticò