Sondaggi sbagliati, elettori immaginari e legge elettorale

Non intendo, ovviamente, fare nomi, essendo in vigore la par condicio; e comunque non mi curo di queste profezie.

Voglio farvi notare, amici lettori, che tutti i dati calabresi partono da una premessa sbagliata, quella di ben trecentomila (300.000) calabresi all’estero, il che, in una Calabria che nemmeno a due milioni arriva, inclusi i ragazzi minorenni, modifica profondamente la realtà.

È vero che i trecentomila votano, se vogliono, per le politiche; ma lo fanno per corrispondenza, e tramite le rappresentanze consolari. Per le regionali e comunali del prossimo ottobre, invece, un calabrese di N. York o di Montevideo dovrebbe, a spese sue, salire su un aereo per molte ore, raggiungere, da Lamezia, il suo remoto paesello, e votare… pro o contro delle persone che, nella stragrande maggioranza dei casi, non ha mai prima sentite nominare. Ovvio che un caso del genere non si verifica, e i trecentomila non votano, però risultano elettori; sono elettori immaginari, ma fanno saltare le percentuali.

L’ultima volta, i soliti intellettuali della domenica piansero che la civilissima Emilia Romagna aveva votato in misura del 60% (mica tanto, eh!) e la barbara Calabria 45… e giù pianti antimafia segue cena. Ebbene, se togliamo i trecentomila inesistenti, la Calabria aveva votato esattamente come lassù, il 60%.

Anche oggi, il sondaggio afferma che la Calabria voterà al 42%: come vi ho dimostrato, è un falso oggettivo. Io, fossi il presidente della Regione (ahahahahahahahahah!) pubblicherei un avviso pubblico internazionale, avvertendo gli elettori immaginari che saranno tenuti a dichiarare la loro volontà di votare; e se entro un mese non rispondono, li depennerei. Così non succede come in un paesello a me caro, dove gli elettori veri sono 1.900, ma con quelli fantastici si arriva a 3.500.

Poteva la Regione provvedere, dal febbraio 2020? Sì che poteva, come poteva modificare l’attuale farraginosa e contraddittoria legge elettorale regionale. L’ha fatto? Ovviamente, no.

Io deciderei un bel maggioritario secco, secchissimo. In ogni area della Calabria, candidati ad personam: chi piglia un voto in più, si accomoda in Consiglio; chi no, a casa. Tanto lo stiamo vedendo tutti che i partiti non esistono.

E, a proposito, se la rappresentanza politica è stata ridotta (o così dicono!) a 19, perché la Regione ne deve avere 30? Di regola, meno ce ne sono, meglio è.

Ulderico Nisticò