Sono calabresi i “nuovi narcos” in Europa, fiumi di cocaina importati in Italia

“Questa è stata una cosca che è riuscita a portare in Italia oltre una tonnellata di cocaina. Tra l’altro in pieno lockdown. Si parla di droga effettiva non droga intercettata”. Lo ha il prefetto Francesco Messina, Direttore centrale anticrimine, durante la conferenza stampa dell’operazione “Nuova Narcos Europea” contro la cosca Molé, condotta dalla squadra mobile e dallo Sco con il coordinamento della Dda di Reggio Calabria.

Per Messina, i Molé avevano “una capacita offensiva che nel narcotraffico è pesantissima con palombari che sono stati assoldati dalla cosca.

“È stata un’indagine da manuale che ha visto il coordinamento da parte di tre procure e l’impiego di almeno quattro squadre mobili. C’è stato un lavoro di squadra molto forte. Di fatto quello che emerge è che questo gruppo di mafiosi ha un’offensività assolutamente omogena in tutto il territorio nazionale. Questi ormai hanno un agire omogeneo. I Molé sono delocalizzati anche nell’aspetto militare. C’è stato anche il tentativo di entrare nella gestione delle aziende passando attraverso l’estorsione”.

Per il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, “ci sono tutta una serie di estorsioni ai danni di imprenditori che servivano a soddisfare il mantenimento delle famiglie dei detenuti. Quest’indagine ci dà uno spaccato della cosca Molé operativa. Abbiamo riscontrato la presenza a Gioia Tauro di alcuni chimici e di alcuni palombari che si presume abbiano fatto parte di organizzazioni militari di altri Stati. La ‘Nuova narcos europea’ non è un’invenzione della polizia giudiziaria, ma è un dato che emerge da un’intercettazioni.

L’attività investigativa – prosegue il procuratore Bombardieri – ci ha consentito di ricostruire la molteplicità dei campi di azione della cosca Molé: dal controllo del territorio attraverso il mercato ittico nel porto di Gioia Tauro ad una attività internazionale di narcotraffico. È un’indagine importante che ci ha consentito una serie di riscontri operativi come il sequestro di ingenti quantitativi di cocaina. I collegamenti non sono solo a livello nazionale ma pure a livello internazionale”.

Per il procuratore aggiunto Gaetano Paci, l’operazione “è stata straordinariamente complessa e difficile. Se oggi ci consente di arrivare a questo primo provvisorio approdo lo si deve alla capacità degli investigatori di saper leggere il fenomeno criminale nella sua complessità”.

Il magistrato ha ricordato, inoltre, la figura di Rocco Molé, il giovane della famiglia di ‘ndrangheta che “ha dovuto riprendere le redini della cosca e assumere il ruolo di leader riconosciuto.

Ha ricoperto un ruolo a 360 gradi nonostante la giovane età che il blasone di appartenenza gli ha consentito di continuare. Purtroppo – ha concluso Paci – noi verifichiamo che nessuno degli imprenditori ha ritenuto di doversi rivolgere alle forze dell’ordine. Ci auguriamo che questo accada oggi perché riteniamo che tra le principali vittime ci siano gli imprenditori che subiscono le angherie”.