Soverato la “città del sole”

Quando, nel 1985, accompagnai alcuni rappresentanti della Commissione Europea a visitare alcuni luoghi della Calabria, molti di loro rimasero colpiti dalla bellezza della Costa Jonica, nella fascia che va da Copanello a Soverato; e di Soverato apprezzarono il suo mare pulito e argentino e le montagne immediatamente sovrastanti che le assicuravano un microclima invidiabile.

Però, mi dissero che non bastavano solo le bellezze naturali a far crescere un’area, ma occorreva plasmare queste peculiarità in un insieme funzionale che combinasse, in modo armonico, cultura dello sviluppo e territorio.

Se il planer politico fosse stato in grado di identificare gli altri segmenti a corredo, per trasformare Soverato in un vero attrattore dello sviluppo sostenibile, “nei prossimi, 30 anni,” mi dissero, “questa cittadina potrebbe diventare un grande pilastro di una nuova Calabria che non ha ancora saputo cogliere la forza attrattiva di tanto mare, ancora pulito, in cui si immerge altrettanta montagna che può essere considerata il cuore verde del mediterraneo”.

Essi partirono, ma noi restammo .
Quasi 35 anni sono passati da quel giorni, ma poco è cambiato non solo a Soverato, ma in tutta l’area circostante.
Certamente, un po’ di modernizzazione è’ innegabile, ma trattasi di una modernizzazione senza sviluppo, nella quale ha vinto il “fai da te”, l’assenza di pianificazione economica e territoriale dell’area, la litigiosità della politica locale, l’assenza di cultura di rete tra i comuni limitrofi, una assoluta carenza di capacità nella identificazione delle infrastrutture e dei servizi a sostegno.

Una città che scoppia d’estate e muore d’inverno; una città priva di vera cultura di sostegno alle esigenze dei turisti e che si sentono poco garantiti dalla serietà e professionalità di alcuni ristoratori e di alcune strutture ricettive e pararicettive.
Una città che non ha saputo o voluto individuare le proprie priorità e che ha preferito vivere alla giornata, in un contesto di improvvisazione e carenza di specializzazione professionale.
Detto questo, non significa che i Soveratesi, quelli veri, siano privi di creatività e di capacità propositiva.

E proprio perché io voglio bene a questa città baciata dalla Natura, mi auguro che gli attori sani dello sviluppo d’area capiscano che da soli non si va da nessuna parte.
La Calabria ha bisogno di Soverato, ma essa deve diventare “motore” partendo dalle “forze indigene”, come ci insegna la riviera romagnola che in 48 ore si è risollevata, come per incanto, dal disastro meteorologico che l’aveva colpita non molto tempo fa.

La mia è solo una critica costruttiva per svegliarci dall’inerzia e per disabituarci a “vivere” la spazio di qualche giornata estiva che ci costringe a tentare di “fare il pieno” per sopravvivere durante le lunghe e vuote giornate dalla maggior parte dell’anno.
Io continuo a sostenere che un bellissimo progetto strategico integrato sulla “Calabria dei Circuiti” potrebbe partire proprio da Soverato.
Io ci sto.

Vincenzo Falcone