Soverato, la mamma di una ragazza con disabilità scrive una lettera di ringraziamento all’Istituto Alberghiero


La mamma di una ragazza con disabilità, ha scritto una lettere di ringraziamento all’Istituto Alberghiero di Soverato, diretto dal Dirigente Scolastico Renato Daniele, esprimendo gratitudine per l’accoglienza , il rispetto e l’impegno che la Scuola ha dimostrato verso la giovane.

Sofia questo il nome della ragazza con difficoltà motorie e cognitive, che quest’anno ha conseguito la maturità con rilascio di attestato di credito formativo, per lei la scuola, dotata di un’aula multisensoriale e luoghi di accoglienza per ragazzi disabili, ha costruito un percorso didattico e formativo, con la collaborazione dell’insegnante di sostegno, Rosa Ussia, sempre pronta a sostenerla con cura attenta e costante e con la complicità di tutti i docenti e i suoi compagni di classe che l’hanno sempre circondata di affetto e carezze.

La lettera inviata all’Istituto Alberghiero a firma della signora Angela Ada Mantella, è stata accompagnata dalla liberatoria per pubblicazione e utilizzo dei contenuti.

Ecco la lettera: “Mi occupo di Sofia da 25 anni. Non è poco, ma neanche molto se penso che ci sono famiglie che si occupano dei loro “ragazzi” che oggi hanno 40, 50, 60 anni. Sono tanti anni e con l’augurio che capiti anche a noi, a loro va tutta la mia ammirazione e come quando Sofia era neonata e guardavo sorpresa e incredula le altri madri sollevare con una forza spaventosa ragazzi adolescenti, così guardo madri e padri settantenni e oltre gestire la disabilità dei figli e mi chiedo come farò, come sarà per noi”.

“Ricordo la prima diagnosi di Sofia, risuonano ancora negli anni quei paroloni: atrofia cerebrale, paralisi cerebrale, ipoplasia, ecc…io cruda e ignorante in merito scoprivo ventiseienne che esisteva un mondo di cui ero completamente all’oscuro. C’è tanto bisogno di conoscenza, di contatto tra mondi che scorrono paralleli a volte senza incrociarsi. Ricordo la mia opposizione, la mia incapacità ad accettare la realtà, le mie domande: C’è cura? Guarirà?

“Fino a quando un medico in uno dei tanti viaggi della speranza, tagliò netto: “Signora, si rassegni, sua figlia avrà una vita da vegetale”. E poi ricordo il vuoto. Dal fondo della più cupa depressione fu mio padre a sollevarmi: “Perché si amano gli alberi? Perché amiamo i fiori? Vegetale o meno la cureremo e la ameremo come il fiore più bello.”

“Prognosi comunque azzardata e sbagliata. Sofia è il fiore più bello ma ben lontana dall’essere un vegetale. Porsi delle domande, rivedere le proprie priorità, è stato un percorso obbligato, e l’arte, mia amante da sempre, è sempre stata una grazia e una cura. Sapete tutti che amo le fiabe, nell’arte come nella vita anche se nella realtà non sempre c’è il lieto fine. Arriva poi un momento in cui si sente l’esigenza di fare il punto della situazione, di tirare delle somme, seppure provvisorie, di guardarsi indietro per meglio andare avanti”.

“Non mi piace parlare o ricordare gli aspetti negativi, mi piace invece parlare e ricordare quanto di bello, dannatamente bello e umano, la presenza di Sofia ha implicato e portato, le persone stupende che ci ha fatto conoscere…e siete tante. Vorrei ringraziarvi tutti, so pure che non volete neanche il ringraziamento, alcuni rapporti sono così profondi ed intensi, complici, che non hanno esigenza di parole”.

“In questo momento penso con nostalgia e una stretta al cuore alla dolcissima Rosa Ussia , la professoressa di Sofia all’Alberghiero di Soverato. E sì, Sofia si è diplomata! Avrei dovuto fare un post di festa e ringraziamento ma era così forte la commozione che non ci sono riuscita. Una favola bella quella di Sofia all’Alberghiero di Soverato”.

“Una favola bella. Inclusione, rispetto, accoglienza, umanità…non sono state solo paroloni con cui adornarsi…ma realtà. Grazie Rosa Ussia, grazie Graziella, grazie a tutti i collaboratori, tutti i professori e al Dirigente. Grazie ai ragazzi compagni di classe. Come tanti genitori e ragazzi anche noi ora ci troviamo alla fine del ventennale percorso scolastico.

E mio figlio Manuel per sdrammatizzare ironizza: “Ammazza vent’anni per prendersi un diploma!” È la fine della favola. Ed è anche giusto, è giusto crescere, apportare dei cambiamenti, affacciarsi al sociale ma è pronto ad accoglierci?

E come gli altri genitori anch’io mi chiedo: Cosa fare? Cosa offre il territorio? E mi guardo intorno in cerca di luce. Tante luci brillanti ed intense disseminate qua e là…mondi ancora tutti da scoprire. Con fiducia, speranza e amore ci inoltriamo in nuove avventure”.

Rosanna Paravati – S1TV