Soverato – Le riflessioni sul sacro del filosofo Salvatore Mongiardo

L’Università delle Generazioni, ritenendo il tema del “Sacro” assai determinante per le nostre esistenze personali e per la vita sociale (anche planetaria), invita a leggere con particolare attenzione le riflessioni poste qui di séguito dal filosofo di Soverato, Salvatore Mongiardo, anche nelle sue vesti di “scolarca” della Nuova Scuola Pitagorica di Crotone. Buona lettura a tutti!

Riflessioni sul sacro

Il sacro è un argomento portato ripetutamente all’attenzione del Consiglio della NSP da Rosa Brancatella e sul quale ho già scritto un documento l’anno scorso. L’idea di Rosa, da me condivisa, è di promuovere un Convegno sul Sacro da annunciare in ottobre 2018 in occasione del Primo Congresso Internazionale della NSP a Crotone, patrocinato da Mimmo Monizzi. Queste mie riflessioni vorrebbero aprire un dibattito per produrre il documento base del Convegno sul Sacro da tenersi poi nel 2019 a Crotone. A quel convegno saranno presentate relazioni scritte di persone invitate a partecipare con argomento in precedenza concordato. Relazioni e discussione saranno poi raccolte negli atti del Congresso.

A livello personale, la mia esperienza di sacro è sovrabbondante per la stretta religiosità della mia famiglia e per l’educazione ricevuta nei collegi e nei seminari cattolici in Calabria. L’esperienza di Rosa, invece, per sua stessa ammissione, è totalmente assente e lei lo avverte come un vuoto che vorrebbe riempire.
Il fenomeno del sacro è generale e abbraccia il mondo e la storia umana con molte manifestazioni che trasformano una realtà, detta profana, in qualcosa di sacro, degno cioè di rispetto, che incute riverenza e timore, che rimanda a una dimensione percepita come superiore, che attinge infine alla divinità, al cosmo, alle profondità dell’essere. La parola “profanazione” o furto sacrilego illustrano bene questa diversità tra l’ordinario o profano e il sacro o elevato.

Come sacro intendiamo dunque un insieme di gesti, formule, riti, acque lustrali, incensi, preghiere, pratiche religiose, altari, icone, templi e sacerdoti che del sacro sono creatori e amministratori. Negli ultimi duemila anni però sono stati sempre maschi i sacerdoti di tutte le grandi religioni del mondo: cattolico, islamico, ebraico, indù e buddista, che hanno escluso le donne dalla creazione e amministrazione del sacro. Nel mondo antico, invece, c’erano molte sacerdotesse a volte in posizione predominante nei templi.

Con la mia esperienza di sacro profondamente vissuto, guardo con simpatia ai tentativi delle donne di creare una forma di sacro stile New Age o simili. A me sembra però che le donne cercano di imitare il sacro tradizionale maschile senza riuscire a crearne uno veramente nuovo. Il risultato è che si banalizza un fenomeno di ampiezza millenaria e mondiale. Questo appare chiaro nel caso di Madonna, la pop star americana che per ottenere successo di palcoscenico si è appropriata di un termine di grande altezza mistica: la Madre di Dio o maternità divina.

D’altra parte, il sacro oggi praticato appare come la roccaforte della violenza maschile che si è impadronita del sacro per sottomettere la donna favorendo guerre e stragi che mandano a morte i figli che lei ha partorito. Ci troviamo, dunque, di fronte a un bisogno di sacro che sta al fondo di ogni essere umano, ma al tempo stesso abbiamo un sacro tradizionale incapace di pacificare i popoli, anzi spesso fomentatore delle peggiori guerre, le guerre di religione.
In questo dilemma irrisolto tra bisogno di sacro e violenza, si staglia il sacro ideato e praticato da Pitagora, che mostra una strada alternativa all’umanità. Questa mia breve analisi prescinde da tutte le interpretazioni che gli studiosi fanno di Pitagora, che a me sembrano piuttosto elaborazioni posteriori dei circoli pitagorici. Mi limito invece al vissuto di Pitagora e agli elementi, chiari e indubitabili, che descrivono la sua visione e pratica del sacro.
Pitagora ebbe un’importante formazione sacra, attinta presso i vari sacerdoti che frequentò. Allora i sacerdoti erano gli unici depositari del sapere e i culti greci, egizi, fenici, mesopotamici erano multiformi. Egli, però, usò la filosofia come setaccio per dividere i granelli d’oro dalla sabbia e arrivò così a una nuova formulazione del sacro ben descritta dagli autori antichi, ma non ancora capita e apprezzata. Difatti, è la maggiore delle sue scoperte e per importanza supera i numeri e i teoremi per i quali invece egli è universalmente conosciuto.

Scrive Giamblico che Pitagora suscitò stupore a Delo, l’isola greca vicina a Mykonos, quando depose corone di fiori e focacce di orzo sull’altare incruento di Apollo Genitore. Quell’altare, ancora esistente, accettava difatti solo offerte incruente. Egli si era già incamminato coscientemente verso la fine della violenza che a Crotone proclamò e praticò. Lì, difatti, egli sposò Teano ed ebbe dei figli in un’età che poteva essere nonno. Aveva quindi un apprezzamento da persona matura verso la giovane sposa e le figlie che elevò a sacerdotesse. La sua casa sorgeva vicina al famoso Tempio di Hera Lacinia, e forse sentiva il muggito e le urla degli animali scannati offerti in sacrificio, termine che deriva dal latino sacrum facere. Quella pratica sacrificale era il culto ufficiale della polis di Crotone, come di tutte le polis greche e magnogreche, ritenuta necessaria per ottenere la protezione e il favore degli Dei.

Pitagora, al contrario, insieme ai suoi discepoli indossava vesti di lino bianco e faceva portare alla moglie e alle figlie focacce e corone di fiori, fatte con le loro mani, che deponevano su altari coperti di lino bianco. La contestazione del culto ufficiale cruento era troppo evidente, e non passò inosservata, perché delegittimava sacerdoti, sacrificio e vittime riportando il sacro dentro le mura domestiche. Sacro non era più, quindi, il tempio o l’altare, sacro era invece il desiderio di bene che abbandonava i templi sporchi di sangue per prendere dimora all’interno del cuore umano. L’amministrazione del sacro, inoltre, diventava una funzione comunitaria o collettiva, che chiunque, uomo o donna, poteva svolgere.

Lo stupore suscitato a Delo da Pitagora si tramutò poi in aperta disapprovazione e accusa di sacrilegio contro due pitagorici successivi: Socrate, accusato in Atene di distogliere i giovani dal culto tradizionale degli Dei, e Gesù, accusato a Gerusalemme di blasfemia per essersi dichiarato figlio di Dio. Accuse del resto fondate, se guardate secondo i canoni delle religioni allora dominanti.
D’altra parte, Pitagora era religiosissimo e raccomandava di non abbadonare la religione dei padri eliminando però la pratica del sacrificio. Abbiamo quindi elementi sufficienti per considerare il sacro pitagorico come parametro per riformare il sacro maschile attuale e instaurare un nuovo sacro che porti alla fine della violenza. In questa ottica, il ruolo della donna per Pitagora era centrale: egli ricordava, difatti, che le sacerdotesse greche di Delfi e Dodona, quelle che conoscevano direttamente il volere degli Dei, erano donne. Difatti, secondo lui, la donna aveva maggiore dignità dell’uomo poiché detentrice naturale della giustezza, la capacità cioè di fare sempre parti uguali tra figli e figlie, un comportamento che a suo giudizio discendeva direttamente dal Dio.

Pitagora stesso faceva offerte agli Dei, come quella del famoso Bue di Pane, che offrì in ringraziamento quando scoprì il suo teorema. Egli d’altra parte si rifiutò di uccidere il bue che qualcuno gli aveva dato perché ne facesse un sacrificio, e lo lasciò libero di vivere accanto al tempio. La Scuola di Pitagora diffuse le sue pratiche e i suoi insegnamenti in tutto il mondo antico, tanto che si dovrebbe dire che la rapida diffusione del cristianesimo nell’impero romano avvenne in gran parte grazie alla penetrazione della dottrina pitagorica nei cinque secoli che precedettero Cristo.
Oggi ci troviamo di fronte a un aumento della violenza e a un abbandono del sacro tradizionale, mentre una moltitudine crescente di persone in ogni continente rifiuta di nutrirsi di creature viventi, secondo l’insegnamento di Budda e Jain in Oriente, e in Occidente di Pitagora e di Cristo, che liberò gli animali destinati al sacrificio nel Tempio di Gerusalemme. Tuttavia, le attuali tre religioni mediorientali monoteiste, la cristiana, l’ebraica e la musulmana, ancora rigidamente maschili e sacrificali, spingono le nazioni l’una contro l’altra con prospettive allarmanti. Questa tragica contrapposizione mi sembra sanabile solo dal pitagorismo che rifiuta il sacrificio di sangue e raccomanda l’elevazione della donna a fulcro della società col sacro.

La storia del mondo gronda sangue, ma è comunque servita a scavare un negativo dentro il quale andrebbe versato il nuovo sacro che penetri fino alle profondità dell’animo umano. Un sacro, quindi, portato avanti anche dalle donne come strumento di cambiamento effettivo della società ben oltre le religioni e la politica attuali.
Prima di assumere la carica di scolarca della NSP, nel maggio 2015 ho tenuto a lungo le mie mani sull’altare di Apollo Genitore a Delo, quello sul quale Pitagora fece l’offerta incruenta ad Apollo. Quell’altare sorge dietro l’Altare Cornuto, che Apollo stesso avrebbe eretto con le corna dei cervi uccisi con l’arco dalla sorella cacciatrice, Diana. Quella storia di un altare incruento, costruito dietro un vecchio altare cruento, esprime bene l’esigenza di eliminare la violenza cominciando proprio dal sacro. E’ questo un argomento sul quale ho molto scritto e sul quale medito costantemente. Sono convinto ogni giorno di più che senza il rifiuto della violenza l’umanità farà sempre una vita d’inferno. Voglio però sperare che ci sia una rivisitazione del sacro per disincagliare l’umanità dalla follia collettiva. In tutta franchezza io non vedo altra possibile salvezza e perciò esorto tutti, uomini e donne, credenti e non, a partecipare al Convegno sul Sacro con una proposta, un pensiero, un desiderio di pacificazione e di bene che abbracci tutte le creature viventi, uomini e animali.

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