Soverato monarchica

24 Ripetiamo per gli smemorati e spieghiamo ai meno anziani o giovani che la Soverato di cui parliamo è quella degli anni 1880 – 1980: piccola per estensione e con pochi abitanti, ma vivacissimo centro di produzione, grandi commerci, cultura e turismo di qualità. È importante capirlo, perché alla vivacità di lavoro, economia e cultura corrispondeva, com’è naturale, la vivacità di vita politica. Diciamo francamente che oggi, nel 2016, è tristemente tutto il contrario, ma questo è un altro discorso.

 Senza prenderla molto alla lontana, partiamo dal suffragio universale maschile, che fa le sue prove con le elezioni del 1913; seguono la guerra e il fascismo.

 Dalle memorie familiari e da qualche documento, possiamo così descrivere la situazione degli schieramenti politici. Nella formazione del fascismo locale, come in molti altri casi, troviamo che gli scontri si trasferiscono all’interno del movimento, dal 1921 Partito Nazionale Fascista (PNF): appare una componente che fa capo a Peppino Scalamandrè e una di Filippo Caminiti, allora sindaco e dal 1926 al ’43 podestà, e nel dopoguerra senatore. Dopo un certo scontro (ne abbiamo indirette testimonianze nelle poesie di Vincenzo Chiefari, “caminitiano”), a Caminiti va il Comune, a Scalamandrè la carica di segretario del Fascio.

 Al di sopra delle parti, ma molto influente è la componente monarchica. Il barone di Soverato, Diego Marincola, aveva sposato Teresa Lucifero, della nobile famiglia di Crotone con parentele nel territorio. I Lucifero sono un raro esempio di aristocratici meridionali non ripiegati nella pigrizia: vantarono studiosi e valorosi ufficiali; attraversarono le vicende del 1799 e dell’unificazione; ed erano in ottimi rapporti con i Savoia: don Falcone, fratello di donna Teresa, fu il ministro della Real Casa di Umberto II in esilio. Buoni i rapporti anche con la Chiesa.

 Da Diego e Teresa nacquero tre figlie: Enrichetta, che sposò Fausto Caminiti, di altro ramo e di scarsa simpatia con i cugini; Teresa, che sposò Francesco Carnovale podestà di Catanzaro; e una terza che visse lontano. Per la legge salica, cioè in mancanza di maschi, il titolo di barone di Soverato era destinato a perdersi: ma si sa di buoni uffici dei Lucifero per ottenere una deroga a vantaggio di qualche figlio maschio delle Marincola. Per avere un erede maschio, Fausto Caminiti ed Enrichetta donarono alla chiesa oggi del Rosario il matroneo su colonne che sovrasta l’ingresso: nacque Domenico (Mimì).  Come che siano andate le cose, non si fece o non si ottenne nulla, e il titolo di barone di Soverato, dopo la morte di Diego nel 1953, non esiste più, sebbene io lo abbia sentito usare, informalmente, a Petrizzi a vantaggio di Pasqualina Caminiti figlia di Enrichetta.

 Beneficia Soverato di interventi del regime: nel 1935, la 106; lo sviluppo della Calabro-lucana; nel 1937, l’industria del Quarzo (Comac etc); l’asilo, il Centro di cura elioterapico… Così procede tranquilla la situazione a destra. Destra diciamo in modo molto improprio e per capirci: l’espressione poco si adatta al fascismo in genere, e poco agli stessi Lucifero, discendenti da giacobini e che ebbero in seguito simpatie socialdemocratiche da monarchie scandinave. Ma diciamo destra e andiamo avanti.

 E a sinistra? La Soverato storica fu sempre un forte presidio socialista; ma bisogna sapere che il socialismo meridionale, per mancanza di proletari (proletari sono gli operai, mica i “poveri”), fu di origine piccolo borghese e di ceto medio. Troviamo, infatti, a Soverato esponenti quali i Peronace, titolari di importante falegnameria, o Pippo Caminiti, fratello discorde di Fausto; e professionisti e insegnanti. Durante il regime, non possono esprimersi, ma si sa bene della loro esistenza. Modesta per lungo tempo fu la presenza di veri e propri comunisti.

 Alla vigilia del crollo del fascismo, Filippo Caminiti si dimette da podestà, o caso o avvertenza riservata che fosse; il 9 settembre il paese è occupato da un corpo canadese. Si rimescolano le carte della politica, e ci si prepara a nuove situazioni.

 Tutto il Meridione e gran parte del Piemonte, come sappiamo, votarono monarchia. Questi sono i risultati di Soverato: su 2171 elettori (1988 votarono, ben il 91%!), 57,5% monarchia, 38,4% repubblica.

 Fino al 1962, svolta del centrosinistra, si può parlare a Soverato di un compatto centrodestra, tra democristiani, neofascisti e monarchici. Dei fascisti, parliamo un’altra volta. I monarchici sono ancora prevalenti a “destra”: c’è sempre l’ombra dei Lucifero, che sostengono il giovanissimo nipote Mimì Caminiti in un breve affacciarsi alla politica; più robusta la presenza di Leopoldo Micò, Peppino Castagna, e di altri che poi presero altre strade.

 Con la svolta, la DC iniziò la travagliata vicenda del centrosinistra; e mentre a sinistra l’egemonia passava sempre di più ai battaglieri comunisti, la destra, dal 1972 riunificata, sopravviveva coraggiosamente; fino al trionfo elettorale nazionale del 1994 e al volontario, anzi entusiastico suicidio politico di Alleanza Nazionale nel gennaio del 1995, e alla sua sparizione dalla storia. Ma anche di questo, un’altra volta.

Ulderico Nisticò

 

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