Soverato – Presentazione del libro Radici, i luoghi del cuore

Nel quarto degli incontri organizzati dalla Libera Università Popolare della Terza Età e del Tempo Libero, venerdì 3 novembre alle ore 18.00, presso l’Istituto Tec. Economico “A. Calabretta” di Soverato, è stato presentato il libro “Radici, i luoghi del cuore”, edito da ilTesto, scritto a più mani dai partecipanti del laboratorio di scrittura creativa tenuto nel primo semestre del XXII Anno Accademico 2016/2017. Introduce l’incontro il Presidente dell’Università Prof.ssa Sina Montebello che, rivolgendosi agli autori dei racconti, afferma soddisfatta <<questa serata è una serata tutta nostra>>.

Ruba qualche attimo di tempo per descrivere l’esperienza di scrittura come un’indagine all’interno dei sentimenti e delle persone, che permette di conoscere più nel profondo chi ci sembra di conoscere già da tempo. Segue l’intervento della Dott.ssa Laura Monturo, docente del corso che, per prima cosa, ringrazia gli autori che popolano il bel libro, prodotto finale del laboratorio e, in seguito, lascia loro la parola con il compito di leggere un brano scelto tra quelli pubblicati. Si entra così nel vivo della serata. Legge Aurora de Barberis il suo racconto Il mare, con una dolcezza nella voce che avvolge di velluto i ricordi fatti della rete dei pescatori, di una donna misteriosa e pensierosa seduta sulla sabbia e dei miracoli che regala la profondità del mare.

Legge Antonio Comito il suo racconto Doppio ritorno, e la mente si riempie dei piatti preparati dalla nonna che adesso non esistono più, dei vecchietti che litigano per strada che adesso non esistono più, neanche più esiste l’ufficio postale con Don Peppino e i suoi occhiali in punta di naso sempre arrabbiato e la casa di Maria, il primo amore e il primo bacio. E poi mille altri ricordi ad ogni suo passo. Legge Marisa Pantisano il suo racconto Ricordi d’infanzia, quando i figli di uno erano i figli di tutti, quando in una piccola casa si viveva in otto, quando i giocattoli arrivavano solo il giorno della Befana, quando la carne stava solo nel ragù della domenica. Legge Mario Nesticò il suo racconto Guardando il mare, quello che infonde serenità in chi lo guarda, quello a cui si andava di corsa dopo la scuola. Mare come vita, ma mare come morte, quella dei migranti che viaggiano sui barconi stracolmi e pericolosi. Legge Rosa Sirleo il suo racconto

Una stella per me, nel quale si intrecciano le braccia di una donna che stringe un bambino mentre una ninna nanna accompagna il suo riposo. E intanto nel cielo brilla una stella piena di luce. Legge Elisabetta Corapi il suo racconto A mia madre, una donna seduta, immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto. Una mano che accarezza i capelli, un bacio sulla guancia morbida, poi mani nelle mani. La voce di una figlia che parla al cuore della propria madre. E molti altri racconti sono stati letti. L’incontro finisce tra gli applausi e la commozione di chi, seduto in silenzio ad ascoltare, ha ritrovato il se stesso bambino che cammina tra quelle vie tortuose e ride alla vista di quei vecchietti che litigano e guarda le stelle nel cielo notturno e stringe la mani della madre e mangia il ragù della nonna.

Floriana Ciccaglioni

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