Soverato – “Prima di andar via” chiude una stagione di “alto gradimento” al Teatro del Grillo.

Quale migliore occasione per ritrovarsi se non riuniti intorno a una tavola da pranzo? Si parla del più e del meno, come in ogni famiglia; dei viaggi, di paesi esotici, degli studi non terminati di Elena, la figlia maggiore (Vanessa Scalera), indecisa se portare il figlio all’ asilo comunale o privato. Poi c’è Marta (Silvia Siravo) che l’asseconda anche se spesso non condivide ciò che dice. La madre (Michela Martini), ossessiva per qualsivoglia problema di salute, basta che il figlio Francesco (Filippo Gili, anche autore del dramma) dica che la gamba già dolorante gli duole ancora per consigliare addirittura una risonanza magnetica.

E a capotavola il papà (uno straordinario Giorgio Colangeli), premuroso e caloroso che tutto sovrintende e controlla. Chi se ne sta in silenzio è proprio il figlio, fino a quando dirompe con una gelida confessione: “Domattina io non sarò più vivo”.

Tutto ruota intorno a questa frase, faticosamente espulsa dalle labbra e pacatamente pronunciata. Non affida a un biglietto la sua decisione, ma confessa e spiega a voce, Francesco, la sua lucida scelta; vedovo alle prese con un dolore che brucia, annienta ogni voglia di esistere.
Una rivelazione che come un macigno sconvolge tutti gli equilibri familiari. In primis, segue una reazione di chiusura e rifiuto, poi il terrore e infine l’esplosione della rabbia.

Il silenzio piomba inesorabile: la madre riassetta la tavola, Elena e Marta rimangono in silenzio, il padre cerca di creare un dimezzamento del dolore del figlio, fino a farlo meditare che non è il primo a rimanere senza moglie e che incontrerà un’altra persona con cui rifarsi una vita.
Lo sconforto della madre, che si fa sempre più piccola e muta, che si aggrappa al corpo del figlio per trattenerlo. L’irruenza della sorella maggiore che minaccia e offende, la comprensione della minore, l’unica pronta (forse) a dire addio.

Un crogiuolo di emozioni contrastanti, stridenti: la vita, la morte, l’egocentrismo, la libertà, la famiglia, la sofferenza, il suicidio. Il tutto vissuto attraverso un gioco di sguardi e silenzi che tiene il pubblico dentro la scena, lo induce a condividere le emozioni dei personaggi, tanto da farsi carico delle domande e dei dilemmi che li travolgono. Questo grazie anche all’attenta regia, quella di Francesco Frangipane che riesce a dosare pause e ritmo. L’applauso degli spettatori conferma la sua scelta.

E alla fine non c’è più la tavola imbandita, ma solo le sedie, i commensali e una sedia vuota, nella speranza che, chissà…la vita e gli affetti familiari prevalgano sul gesto estremo.
E’ il finale aperto del bellissimo e drammatico testo di Filippo Gili che chiude la ricca stagione 2018/19 del Teatro del Grillo di Soverato denominata “Risplende la prosa – Un amore di teatro”.

L’alto gradimento del pubblico, raccolto a fine rappresentazione, suggella un risultato in grado di confermare l’alto livello del cartellone che nel corso degli anni ha fatto della stagione del Grillo un punto di riferimento per la proposta culturale di un vasto territorio.

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