Caro Gianni,
ho letto con attenzione il tuo intervento e, proprio in ragione del ruolo che hai ricoperto, ritengo utile risponderti nel merito, con rispetto ma anche con la necessaria chiarezza.
Quando si è stati sindaco si dovrebbe conoscere bene la differenza tra uno “scempio” e un intervento regolarmente autorizzato.
Quello previsto in piazza Don Gnolfo è un dehors al servizio di un ristorante stellato: una struttura destinata a sostenere un’attività che contribuisce alla qualità dell’offerta turistica e gastronomica di Soverato, con ricadute positive sull’attrattività e sull’economia cittadina.
L’autorizzazione non nasce da un arbitrio, ma è stata rilasciata sulla base del regolamento comunale e con l’acquisizione del parere della Soprintendenza, organo istituzionalmente competente in materia di tutela del patrimonio culturale e paesaggistico.
Non si tratta, peraltro, di una novità: negli anni passati, nella stessa piazza, sono già state concesse autorizzazioni per altri dehors. Sarebbe quindi interessante capire perché ciò che ieri era considerato ammissibile oggi venga descritto come una “violenza inaudita”.
L’Amministrazione ha il dovere di tutelare la bellezza e la storia della città, ma anche quello di favorire, nel rispetto delle regole, le attività economiche capaci di creare lavoro, servizi e turismo qualificato. Conservare non significa immobilizzare Soverato né impedire ogni utilizzo ordinato e autorizzato degli spazi urbani.
Le critiche sono sempre legittime. Lo sono meno le rappresentazioni allarmistiche che omettono autorizzazioni, pareri e precedenti amministrativi. Da un ex sindaco ci si aspetterebbero una lettura più completa degli atti e una memoria istituzionale un po’ meno selettiva.
Devo inoltre osservare che non ricordo altrettanti tuoi interventi pubblici , da ex Sindaco, sulle delicate questioni riguardanti il bilancio comunale. Eppure questa Amministrazione ha affrontato e risolto problemi che Soverato si trascinava da decenni: il debito idrico verso la Regione Calabria, accumulato nel periodo compreso tra il 1981 e il 2001; il debito Caminiti; e, più in generale, il difficile risanamento dei conti comunali dopo quindici anni di Piano di riequilibrio.
Un lavoro serio e complesso, apprezzato anche dalla Corte dei conti, che ha consentito di rimettere finalmente i conti a posto e di restituire al Comune una maggiore solidità finanziaria. Forse questi risultati, meno adatti ai titoli sensazionalistici ma decisivi per il futuro della città, avrebbero meritato almeno una parola.
I consigli sono ben accetti, soprattutto quando sono accompagnati da soluzioni praticabili e da quella conoscenza dei problemi che l’esperienza amministrativa dovrebbe aver lasciato in eredità.
Inoltre, non ho notato lo stesso zelo per il dehors presente nella stessa zona fino al 2025 (come da foto), forse per distrazione…
Il nostro compito è quello di preservare la bellezza di Soverato e allo stesso tempo renderla una località attrattiva per i canoni del 2026.
Daniele Vacca – Sindaco di Soverato