Spaccio legalizzato e riforma urgente della Giustizia

Ho sperato, e magari spero ancora non sia notizia vera, ma pare lo sia. Uno spacciatore africano, clandestino, viene scarcerato con la seguente motivazione: non avendo «(…) alcun provento derivante da attività lavorativa, lo spaccio appare l’unico modo per mantenersi».

A parte che in carcere il cibo e l’alloggio non si pagano, quindi il mascalzone (non presunto, mascalzone per sentenza!) potrebbe mangiare e dormire; e ancora sperando non sia andata così: se è andata così, urge la riforma della Giustizia.

In uno Stato serio, i magistrati (detto in generale) non fanno le leggi, ma applicano le leggi, quali che siano le loro personali convinzioni, e quali che siano le leggi. Il magistrato che ha scarcerato il mascalzone può essere buonista quanto gli pare, può regalare al mascalzone il suo stipendio e una villa al mare; ma non può giudicare secondo i suoi umori e sentimenti.

Altrimenti, essere giudicati è una lotteria, secondo le paturnie di chi mi capita.
È però altrettanto vero che in Italia dilagano decine, forse centinaia di migliaia di leggi, in cui s’infilano anche norme europee e le più disparate convenzioni internazionali, alcune archeologiche e tirate fuori a convenienza, e interpretate a fantasia.

Se un giudice si ricordasse di una legge che, verso il 1975, imponeva di mettere dei bollini dietro le auto, e non li mise quasi nessuno, ebbene, milioni di Italiani finirebbero in galera a vita! È caduta nell’oblio, però un giudice se ne potrebbe legittimamente ricordare, e spedire vagonate di avvisi di garanzia.
Servono dunque pressantemente le seguenti cose:

– Ricognizione dell’apparato legislativo, con abolizione di leggi inutili;
– Lo stesso per le convenzioni internazionali, firmate dai precedenti governi con quella che si chiamava “libidine di servilismo”, tradotta in “ce lo chiede l’Europa”. Quelli che hanno firmato Dublino e Sofia andrebbero messi alla gogna, e chiunque passi, topi morti in faccia!
– Obbligo per i magistrati di attenersi alla lettera delle leggi. Se non se la sentono per ubbie ideologiche o più o meno presunta coscienza, si dimettano e cambino mestiere.
– Se i magistrati o chiunque altro non sono d’accordo con le leggi, ci sono procedimenti per cambiarle. Fin quando ci sono, le applichino.

Ulderico Nisticò

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