Spiagge incontaminate e dissestata cultura in Calabria

 La toppa, si sa, è peggio del buco. Easyjet, per riparare alle idiozie, ne scrive una peggiore, che però certo tanto piace agli intellettuali calabri dal sedere incollato alla sedia: che in Calabria le spiagge sono “incontaminate”. Secondo loro, io dovrei essere orgoglioso che in quattromila anni – qui c’era la civiltà, con tutti i suoi pregi e i suoi crimini, quando in Germania non sapevano farsi la barba – nessuno abbia mai abitato le spiagge; e lo stesso per i boschi. Comunque non è vero: leggete una storia regionale che non sia la solita antologia di piagnistei generici.

 Quanto alla mafia… per carità, c’è, eccome; ma non è quello che pensano i temi in classe e i film deprimenti: sono politicanti, avvocati, giudici alla Petrini; sono icone dell’antimafia quali la Canale, la Musella, e don Scordio con i suoi 14 annetti di galera. La ndrangheta è una terribile cosa seria, non quattro disgraziati che non andarono a scuola per scannare la capra; comunque in modo molto meno ignobile dei cani e gatti in Cina.

 Certo, se continuiamo a mettere in giro i soliti filmacci noiosissimi con il calabrese subumano e in dialetto nemmeno genuino, che volete capiscano, a Milano, a Parigi o nella suddetta Germania? Che quando uno arriva in Calabria subito lo rapinano; e, se donna, omissis. Politologi e sociologi seri ragionano così: come mai in Calabria non esistono violenze carnali e rapine di balordi? Io ve lo domando, amici lettori: vediamo chi indovina.

 E se per decenni la ndrangheta calabrese ha fatto il suo comodo, e solo da poco va in galera, secondo voi, la colpa di chi fu?

 Certo, se al turista nessuno suggerisce di andare a vedere le memorie di Preistoria, Protostoria, Magna Grecia, Roma, Bisanzio, Medioevo… Se nessuno parla di Stesicoro, Ibico, Alessi, Nosside eccetera; di Cassiodoro; di Gioacchino (vedi sotto); di Telesio e seriamente Campanella… eccetera…

 Certo, se la storia calabrese viene presentata come le favole per bambini scemi, i buoni contro i cattivi… e se l’eterna ricerca di un colpevole purché morto (prima erano i Borbone, oggi è Garibaldi!), e se morto non può fare favori…

 Certo, se la cultura in Calabria c’è ma in ordine sparso, e ognuno per conto suo, con quasi totale assenza di coordinamento; e dal 1970 la politica della cultura, e l’assessorato Cultura, sono stati e sono zero… Se mi sbaglio, smentitemi, ma non in privato. Lo stesso per la presenza culturale delle università e innumerevoli licei, con qualche rara eccezione.

 Io dubito che l’attuale assessore, Spirlì, e i suoi predecessori,  abbia e abbiano avuto molte nozioni su chi fu e che pensò e fece Gioacchino da Fiore nel XII secolo, e che Dante, di cui nel 2021 si preparano celebrazioni, ne dipende intrinsecamente. Poco male: io, per esempio, ricordo pochissimo di trigonometria: ma se mi viene una curiosità, ho un paio di validissimi amici e colleghi che sono lietissimi di aiutarmi. Ecco, il compito dell’assessore non è sapere, è chiedere a chi sa; a chi sa, non a chi è raccomandato!

 È capire che entrare a gamba tesa nelle celebrazioni dantesche nazionali, e da protagonisti, significa recuperare decenni di antimafia segue cena e filmacci piagnoni. Magari turisti colti andranno a S. Giovanni in Fiore… e lì vicino c’è la Sila… e si mangia bene… e dopo un po’ di strada, anche il mare Ionio: contaminato, contaminatissimo almeno dai tempi di Filottete. Filottete? Chi era costui?

Ulderico Nisticò