Spigolature sul virus

  Fa parte degli archetipi profondi della psiche umana: di fronte a un pericolo, la prima reazione è negarlo in generale; o pensare che colpirà qualcun altro. I “barbari” vennero considerati un trascurabile incidente di percorso, finché Alarico non saccheggiò Roma; e anche dopo qualcuno se la prese allegra. Quando si seppe che una sconosciuta città cinese covava uno strano virus, non se ne curò nessuno, e siccome dei ragazzotti fanatici andavano dicendo che “il pericolo è il razzismo”, ecco Mattarella a farsi riprendere abbracciato a bambini cinesi; Zingaretti agli aperitivi di massa; e, per non dimenticare nessuno, Lombardia e Lega preoccuparsi dell’economia e di tenere aperte le attività.

 Il risultato è che, a metà aprile 2020, Milano enumera cinque volte più morti di virus che non ne lamentò di bombardamenti angloamericani dal giugno del 1940 all’aprile del 1945: caduti civili che furono duemila.

 Il Nord del 2020 patisce numeri altissimi di morti e di contagiati. Attenzione alle statistiche, sempre ingannevoli se non lette con intelligenza: la Lombardia ha dieci milioni di abitanti, cui si deve aggiungere un flusso quotidiano di chissà quanti altri milioni. La probabilità di essere attaccati dal virus è infinitamente più alta del Molise, che non solo ha meno abitanti di un condominio milanese, ma essi sono distribuiti in modo da favorire l’isolamento e non il contrario. La Calabria dice di avere due milioni di abitanti, ma sappiamo che, di fatto, sono, domiciliati, parecchio di meno, e tanti vivono quasi stabilmente altrove; e i paesi sono estesi di territorio e piccoli di anime.

 Detto questo per la correttezza statistica, evviva la Calabria che si sta comportando bene. Lasciatemi giocare un poco: Jole Santelli, che già accettò l’avventura per dovere di partito, tutto aveva pensato nella sua vita, tranne che, appena arrivata, dover affrontare un simile e similmente improvviso guaio; e lo sta affrontando.

 Le statistiche sono crudeli. Quanti morti per virus sarebbero comunque morti a seguito dell’età e correlate malattie? Sub specie aeternitatis, ogni vita è unica e sacra, e la sua fine è dramma cosmico; ma, sotto il profilo dei bruti numeri, il decesso di una persona di anni 100 non è equivalente a una di anni 50; e il trapasso di una persona cachettica non equivale, statisticamente, a quello di una forte e sana.

 Anche questo premesso, sta emergendo la questione delle case di riposo, o RSA. Intanto ne emerge la consistenza: e se facciamo l’elenco di quelle del solo Soveratese, vi accorgete che sono tante, e quindi che è rilevante il problema degli anziani; e che attorno alle RSA si muovono lavoro ed economia. Le cronache impongono l’esigenza di un maggiore controllo, dalla Baggina in giù. In alcuni casi come Torano, non maggiore controllo, ma quello che non pare ci sia stato: controllo. A virus finito, vorrei sapere perché.

 Anche qui deve intervenire la statistica, in un mondo occidentale in cui gli anziani (tranquilli, tra poco anche io lo sono) superano di numero i giovani; e anche nell’un dì fecondo Meridione, ormai i morti superano i nati; e siccome non muore nessuno, vuol dire che non si nasce!

 Tutte queste, e molte altre cose, che più o meno erano note, ma facevamo finta tutti di non saperle, ora emergono per opera del virus.

 Esempio finale: non è che, prima del virus, i negozi di Soverato vantassero file ininterrotte di acquirenti… ora ne emergono tutte le debolezze; e, a virus finito, dovremo riconsiderare l’economia cittadina.

 Come l’economia italiana, europea, occidentale e mondiale. Ci aggiorneremo, a questo proposito; e anche a proposito della politica.

Ulderico Nisticò