Squillace, ironia e curiosità per invitare al rispetto per la natura

“Lasciate il mondo un po’ migliore di come lo avete trovato”. All’insegna del motto di Baden Powell, a rivendicare la “paternità” della pulizia di un lussureggiante tratto di pineta a Squillace lido, è il “Clan avventurieri” del gruppo Scout Catanzaro 10 con tanto di cartello affisso sul cancello arrugginito che delimita il polmone verde.

A fargli eco, però, con tanto di asterisco apposto a margine dello scritto, è anche uno dei volontari che sostengono di pulire anche loro da un anno la pineta senza pubblicità di sorta o proclami. Di fatto, questi ecologisti convinti anche quest’anno hanno arricchito di ulteriori elementi l’ironica mostra ecologica allestita già la scorsa estate in questo tratto di pineta, dove su una gomma di camion campeggia la scritta che recita “Mostra ecologica Il sentiero delle Dune di Squillace”.

A fare bella mostra di sé sono rifiuti di ogni genere abbandonati in pineta dai soliti incivili e assemblati a mo’ di vere e proprie opere d’arte. Si va dal water con sabbia in cui fioriscono fiori, alle tante bottiglie di plastica e vetro, una vecchia e logora rete di pescatori, una tavola da surf, la carcassa di un computer ripieno di ogni genere di rifiuto.

Cosi come all’entrata è spuntato uno strano fiore: una gabbia per uccelli riempita di plastica e legata a in palo che sarebbe, come recita il cartello, Sentirò dei gigli (Pancrazio marittimo) fioritura Luglio -Agosto. Insomma un modo ironico e curioso per focalizzare l’attenzione dei più al rispetto della natura. Un modo per sensibilizzare le persone sulla spinosa questione delle tematiche ambientali, oggi di grande attualità con il tacito invito a non abbandonare rifiuti di ogni genere in pineta, sulla spiaggia e nel mare perché l’ambiente è la nostra casa madre.

E nessuno vorrebbe abitare in un posto sporco e inquinato. La prossima volta che fate il pic nic non lasciate i rifiuti in giro ma deponeteli negli appositi cassonetti senza creare mini discariche abusive all’ingresso della spiaggia libera, salvo poi lamentarvi che è tutto sporco.

Amalia Feroleto