C’è un filo rosso, fatto di preghiera, ricordi e umiltà, che lega indissolubilmente la città di Squillace a uno dei volti più autorevoli e amati della Chiesa contemporanea. Il prossimo 3 marzo, questo legame diventerà un vincolo ufficiale: l’amministrazione comunale conferirà la Cittadinanza Onoraria a Sua Eminenza il Cardinale Don Mimmo Battaglia.
La decisione, maturata con profonda convinzione dalla giunta cittadina, non è solo un atto formale, ma il riconoscimento di una storia che parte da lontano. È tra le mura dello storico Seminario Vescovile di Squillace, infatti, che il giovane Mimmo ha mosso i primi passi della sua formazione sacerdotale, forgiando quella sensibilità pastorale che oggi lo contraddistingue a livello internazionale.
Un legame mai interrotto
Nonostante l’ascesa ai vertici della gerarchia ecclesiastica, “Don Mimmo” – come ama ancora farsi chiamare, preferendo la semplicità del titolo sacerdotale alla solennità della porpora – non ha mai dimenticato le sue radici. Negli anni, la sua presenza a Squillace è stata una costante: visite discrete, spesso private, per riabbracciare gli ex compagni di studio e alimentare quei rapporti autentici nati durante gli anni del seminario.
I luoghi del cuore
Il simbolo più alto di questo affetto è impresso nella storia della Cattedrale di Squillace. Fu proprio tra quelle navate, che lo videro giovane seminarista carico di speranze, che Don Mimmo scelse di celebrare la sua prima messa da Vescovo, un gesto di profonda gratitudine verso la comunità che lo ha aiutato a diventare “pastore di anime”.
”La cittadinanza onoraria è il coronamento di un percorso condiviso. Don Mimmo Battaglia non è solo un ospite illustre, ma un figlio di questa terra che ha saputo portare i valori appresi qui nelle periferie più difficili del mondo.”
La cerimonia
L’appuntamento del 3 marzo si preannuncia come un momento di grande commozione collettiva, capace di unire le autorità civili e religiose in un abbraccio ideale a un uomo che ha fatto della vicinanza agli ultimi la sua missione di vita. Squillace si prepara dunque a celebrare non solo un Cardinale, ma un amico che non se n’è mai andato davvero.