Sri Lanka e islam

 Non so contare quante migliaia di morti abbiano causato i terroristi islamici in ogni canto del mondo: Belgio, Francia, Germania, eccetera. In Italia no, e spero di aver capito bene perché.

 Tuttavia, e qui statami bene attenti e non tiratemi da nessuna parte, non risponde al vero che l’islam sia tutto estremismo e terrorismo; e non lo è, tutto, dalle sue origini.

 Nel nostro 622, anno da cui l’islam inizia la storia, Maometto guerreggiò con quelli della Mecca, poi li sconfisse. Morto lui dieci anni dopo, Alì e si suoi successori conquistarono Persia, Siria, Egitto, Africa… poi Creta, Spagna, Sicilia… Furono operazioni ispirate dalla religione, ma gestite con criteri militari, e poi politici.

 Avvenne qualcosa di sorprendente, e su cui gli storici molto s’interrogano: la conversione di massa all’islam, estesa anche a territori non militarmente raggiunti, come Asia Centrale, India, Indonesia… Ma in questi stessi luoghi rimasero salde le identità, e l’islam convisse a lungo con forti minoranze cristiane, buddiste, induiste, animiste, israelitiche…

 Facciamo, per tutti, l’esempio calabrese. Dalla Sicilia, i Saraceni, detti anche Agareni, tentarono la conquista dell’Europa; e, per quanto ci riguarda, verso l’840 e fino all’impresa di Nasar e Niceforo Foca, nell’887-8, posero degli emirati a Tropea, Amantea, S. Severina e forse anche Squillace. Seguirono altre incursioni, tra cui quella di Ibrahim, che morì alle porte di Cosenza, come spesso accade a chi minacci questa città.

 Vero, ma è agevole dimostrare che la presenza pacifica degli Arabi in Calabria è assai più importante di quella guerresca: abbiamo toponimi come Amaroni, Brahalla (Altomonte), Falluca, Maida… cognomi come Marrapodi, Mauro, Morabito, Neri, Sgro… e una nomenclatura di agricoltura specializzata; e nella tradizione popolare i soldi si chiamano tarì.

 Accenno solo alla Spagna, dove per sette secoli le guerre dei cristiani contro i musulmani furono spesso di alleanze cristiano-musulmane contro altre alleanze cristiano-musulmane. E intanto nasceva una letteratura mozarabica, con l’uso, nella stessa poesia, di entrambe le lingue.

 Ci fu, e c’è un islam pacifico, con cui si potrebbe convivere, e, chi ha tempo da perdere, anche dialogare. Ma ce n’è uno selvatico e violento e fanatico, con il quale è inutile parlare, e contro il quale vanno assunti drastici provvedimenti. Ecco chi ci pensò, nel passato: Carlo Martello, Niceforo Foca, Nasar, Leone IV, Berengario I, Roberto Guiscardo, Ruggero I, Goffredo di Buglione, Rodrigo Diaz de Bivar detto el Cid Campeador, Giorgio Castriota Scanderbeg, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, Jean de la Vallette, san Pio V, Giovanni d’Austria, Giovanni Sobieski… eccetera. Che fecero, questi illustri signori? Beh, ragazzi, ripassate la storia.

 Avvertenza, però. Il fatto che io ritenga evidente doversi tenere un atteggiamento fattivo e operativo di attacco all’islam violento, non deve consentire a nessuno entrate a gamba tesa e a favore di un non meglio definito Occidente esteso fino a Israele.

 Anzi non dobbiamo dimenticare che i talebani sono stati creati dagli Americani contro i Sovietici; che in Siria i cosiddetti oppositori democratici stanno contro il legittimo governo Assad e a braccetto con l’ISIS, e il mostruoso connubio è stato stroncato dai combattenti musulmani curdi; e che se la Libia è un disastro, è stato un regalo di Sarkozy Cameron Obama; e che, detto in generale, il cosiddetto Occidente ha sbagliato tutta la sua politica nei confronti degli islamici, quanto meno fin dal 1917.

 Se dunque bisogna, e bisogna, eccome, usare le maniere forti, fortissime contro i terroristi islamici, e non dopo che hanno colpito, ma prima, molto prima; è ugualmente necessario, e, nel medio termine, utile saper usare le accortezze della politica con il mondo arabo, che è, nel Mediterraneo, l’interlocutore naturale dell’Italia; e, se ci fosse un’Europa, anche dell’Europa.

Ulderico Nisticò