State tranquilli: non è in vista alcun fascismo

 

Si sta diffondendo la paura del fascismo, soprattutto nei cuori di quelli che il fascismo non sanno minimamente cosa sia stato, e ignorano tutto quanto avvenne in Italia e nel mondo dal 1919 al 1945, con premesse e seguito. In certi ambienti, la parola fascismo vuol dire qualsiasi cosa, quindi niente; e si usa per ingiuria generica. Posso però tranquillizzare tutti gli spaventati, avvertendo loro che, per fare un fascismo, occorrono molti ingredienti di cui ora, ahimè, non si scorge alcuna traccia all’orizzonte. Mancano:

– la linea filosofica che, in modo variegato e a tratti contraddittorio, muove da Fichte ed Hegel, e, attraverso Schopenhauer e Nietzsche, giunge alle filosofie e prassi dette volontarismo, attivismo; e, con Sorel, al socialismo rivoluzionario; e con Gentile all’attualismo;
– i sentimenti e le passioni che dal patriottismo romantico portano al nazionalismo di fine Ottocento e primi del Novecento, nelle versioni aristocratiche e romane alla Carducci, o nazionalpopolari alla Pascoli;
– la critica radicale al parlamentarismo, sviluppatasi anche negli ambienti liberali come in Sonnino;
– la crisi ideale della sinistra ufficiale, burocratizzata e collaborazionista, che condurrà, restando a sinistra, alla scissione di Livorno del 1921 e alla nascita del Partito Comunista d’Italia; e soprattutto alla sintesi tra socialismo e nazionalismo, concepita dal socialista massimalista Benito Mussolini;
– la guerra, con le sue sofferenze e le sue tensioni, che, nel sangue e nel dibattito delle trincee, causerà quella che il Mosse chiama la nazionalizzazione delle masse, e la politicizzazione di ceti popolari fino a quel momento rimasti estranei alle teorie politiche; in Russia ne seppe approfittare Lenin; in Italia, per la pochezza della classe dirigente socialista, il bisogno di un’ideale politico del popolo e della piccola e media borghesia venne soddisfatto da Mussolini;
– l’adesione al fascismo del fiore della cultura e della società italiane: Bianchi, di Crollalanza, Bottai, Marinetti, Pirandello, Ungaretti, Marconi, Serpieri, Piacentini, d’Annunzio, Diaz, Gentile, Costamagna, Deledda, Malaparte… eccetera; a proposito, dei tre fondatori del PCdI, Bordiga prese le distanze e mostrò interesse per il fascismo; Bombacci al fascismo aderì, e cadde fucilato a Dongo.

Tutte queste cose, nel 2018, mancano, e non c’è nulla che nemmeno vagamente somigli al fascismo. Quello che rimaneva della cultura fascista, è stato corrotto da Alleanza Nazionale del 1995: colpa di Fini e di tutti quelli che lo seguirono.

Potete dormire sonni sereni, dunque. Se la sinistra svanirà, come i numeri dal 4 marzo fanno supporre, non sarà certo per colpa del fascismo, ma per colpa tutta sua, per incapacità di analisi sociali, e per l’ingenua speranza di sostituire la politica con le chiacchiere buoniste, terzomondiste e radical chic in generale. Io, al posto della sinistra, terrei delle riunioni al chiuso, con il seguente ordine del giorno: “Compagni, cosa abbiamo sbagliato?”

Lo stesso accadde nel 1919: la sinistra sbagliò tutto, e allora c’erano il fascismo e Mussolini.

Ulderico Nisticò

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