Stazzione con due zeta al concorso

 Corre voce che al concorso… e mica uno qualsiasi, al concorso per la magistratura, solo 88 (ottantotto) su 1500 siano stati ammessi agli orali, e gli altri 1412 siano risultati ciuchi non solo in diritto, ma anche, ma soprattutto in lingua italiana scritta.

 Spero non sia vero, ma se lo è – e lo è! – allora io mi domando: se un giovanotto o fanciulla di circa anni 24 hanno affrontato tale prova, come minimo sono laureati; se sono stati universitari, hanno un diploma, uno qualsiasi; se hanno un diploma, avranno anche la terza media… e le elementari. Ebbene, se dopo questo curriculum vitae et studiorum scrivono stazzione con due zeta o io ho andato… beh, sono senza alcun dubbio dei ciuchi; però, più ciuchi di loro, anzi causa diretta della loro asinità sono i maestri elementari e i professori di media e superiore, e i chiarissimi docenti che li hanno laureati. Nessuno di loro li ha informati che sia la stazione di Roma sia quella di un paesino si scrivono lo stesso con una zeta sola indipendentemente dalle dimensioni, e che il verbo andare richiede l’ausiliare essere.

 Attenti, non pretendo docenti che sondino i misteri della sestina provenzale… non richiedo di sapere e insegnare le figure retoriche… non la chiave di lettura di un testo, e quindi la differenza nettissima tra affrontare Orlando Furioso e Promessi Sposi… Ma il numero di zeta, gli ausiliari, la coniugazione dei verbi, e che il soggetto è tu mentre te è complemento…

 Io insegnavo al triennio superiore, e, ad onor del vero, quasi mai ho dovuto costatare di simili strafalcioni. Ma se, il primo anno, capitavano… beh, e che ci vuole a correggere? “Egli, venendo da Roma mi dà un libro”. Leggete questa frasetta, e capirete subito perché da / dà. Eccetera. Poi vengono le altezze poetiche della Commedia, con annesso Gioacchino da Fiore; ma dopo: prima, dà / da; e gli parlo / le parlo…

 Già che per l’Università di Cosenza, Gioacchino da Fiore, chi era costui? Ahahahahah!

 Insomma, qui bisogna ricominciare da zero. Gli insegnanti vanno selezionati per concorso serio; e  liberati da tutte le zavorre inventate da pedagogisti che mai misero le terga in cattedra; e da tutte le scartoffie e riunioni inutili…

…lo sapete a che servono, le scartoffie, invenzione funesta degli anni 1970? A creare l’insegnante sostituibile, meccanico, impiegatizio, anonimo… e che nessuno, a sua volta, controlla se è anche ciuco.

 E invece urge tornare alla centralità dell’insegnante e alla sua responsabile libertà d’insegnamento nell’ambito dei programmi; e non un ideologizzato a colpi di predicozzi buonisti.

 E che conosca la grammatica, prima di tutto; e i fatti della storia, prima di giudicarla; e idem per la matematica, che è impossibile da conoscere se uno non sa prima l’aritmetica! Come non si può conoscere la poesia, senza la grammatica.

 A proposito, però: purus gramaticus, purus asinus.

Ulderico Nisticò